La missione Artemis II è decollata e ha riportato persone in viaggio verso la Luna per la prima volta dopo il programma Apollo, diventando un momento simbolico per l’esplorazione spaziale. Il lancio è avvenuto dal Kennedy Space Center e, fin dalle prime fasi, la navicella Orion ha messo in funzione i suoi sistemi principali, compresi i pannelli solari e il collegamento continuo con i centri di controllo a terra. A bordo viaggiano quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese.
Questa missione, partita la notte del 02 aprile 2026 alle 00.35 ora italiana, ha un duplice obiettivo: verificare le capacità operative del veicolo con equipaggio e testare le procedure che porteranno alle future missioni lunari. L’evento ha anche messo in luce il contributo industriale europeo, incarnato dal Modulo di servizio europeo (Esm), componente centrale che fornisce energia, aria, acqua e propulsione alla capsula durante il volo.
Prime fasi del volo e verifiche in orbita terrestre
Dopo il lancio il primo stadio ha completato la sua spinta e si è separato come previsto dopo circa otto minuti, consentendo allo stadio superiore di condurre Orion verso l’orbita iniziale. Subito dopo la separazione, la capsula ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per ricaricare le batterie e iniziare la fase operativa. A poco meno di cinquanta minuti dal decollo un’accensione di propulsione ha portato la traiettoria al perigeo, fissato intorno a 160 km di quota; un’ulteriore manovra poco dopo ha trasferito Orion su un’orbita ellittica più estesa, dove rimarrà per quasi 23 ore per eseguire test completivi.
Manovre di prova e controllo manuale
Durante il periodo in orbita terrestre l’equipaggio effettuerà diverse attività di verifica: dai controlli dei sistemi vitali al controllo manuale della capsula per esercitarsi nelle operazioni di prossimità e nelle manovre di avvicinamento. Queste prove sono considerate essenziali per dimostrare la padronanza operativa del veicolo in vista di incontri futuri con stazioni o moduli lunari. Il team a terra, coordinato dal centro di controllo di Houston insieme a centri europei, mantiene un collegamento costante per monitorare e risolvere eventuali anomalie, come la piccola problematica alla toilette di bordo che è stata prontamente risolta grazie al coordinamento tra equipaggio e controllo missione.
Il ruolo dell’Europa: il Modulo di servizio europeo
Il Modulo di servizio europeo non è un semplice elemento accessorio: funge da sistema vitale per Orion. Progettato e assemblato in Europa, il modulo fornisce energia tramite grandi pannelli solari, gestisce il supporto vitale garantendo aria e acqua agli astronauti, mantiene stabile la temperatura con il controllo termico e mette a disposizione il sistema di propulsione che esegue le grandi correzioni di traiettoria. La sua presenza nella missione sottolinea il valore della partnership internazionale e la capacità dell’industria europea di contribuire a voli umani nello spazio profondo.
Architettura propulsiva e ridondanza
Il sistema di propulsione dell’Esm è articolato su più livelli: un motore principale per le manovre di ampia entità, otto motori ausiliari per correzioni di traiettoria e ridondanza operativa, e ventiquattro thruster distribuiti in sei pod per il controllo di assetto. Questa configurazione garantisce precisione nelle regolazioni orbitali e una margin of safety necessaria per missioni cislunari. In termini pratici, il motore principale sarà chiamato a compiere la iniezione translunare, la manovra che spingerà Orion fuori dall’orbita terrestre verso la traiettoria lunare quando il via libera dai controllori sarà confermato.
Cooperazione internazionale e prospettive industriali
Il contributo europeo all’interno di Artemis II è il risultato di una filiera che coinvolge diversi Stati membri dell’ESA, prime contractor come Airbus a Brema e fornitori sparsi in tutto il continente. Questo modello ha ricadute significative in termini di innovazione, occupazione e competitività industriale. A livello operativo, reti di controllo e supporto in Europa e negli Stati Uniti, tra cui ESTEC e il Johnson Space Center, garantiscono assistenza 24 ore su 24. Per l’Italia il coinvolgimento passa anche attraverso realtà come Thales Alenia Space e Leonardo, oltre ai progetti dell’ASI per futuri moduli abitativi lunari.
La missione dovrebbe durare circa dieci giorni e si concluderà con l’ammaraggio di Orion nell’Oceano Pacifico al largo della California; il Modulo di servizio europeo si separerà poco prima del rientro e sarà progettato per disintegrarsi in sicurezza nell’atmosfera. Più di un volo dimostrativo, Artemis II è una tappa fondamentale per costruire una presenza umana sostenibile vicino alla Luna, ponendo basi tecnologiche e industriali per le future missioni lunari e, in prospettiva, verso Marte.

