Preparare lo zaino da trekking richiede un equilibrio delicato: portare il necessario senza trasformare la schiena in un peso morto. La chiave sta nella pianificazione accurata del percorso, perché solo così è possibile distinguere tra elementi indispensabili e superflui.
Allo stesso tempo, il mondo della montagna vive un acceso dibattito sulla creazione di nuove ferrate in Trentino. Il convegno tenutosi a Mori, organizzato dalla Società degli alpinisti tridentini, ha riunito rappresentanti di SAT, CAI e guide alpine per analizzare le prospettive future di questi percorsi attrezzati.
Pianificazione del percorso e scelta della capacità dello zaino
Prima di infilare qualsiasi cosa nello zaino, è fondamentale conoscere la lunghezza, il dislivello, l’altitudine massima e le difficoltà del sentiero. Le previsioni meteo aggiornate e lo stato dei sentieri (frane, ponti danneggiati o neve residua) possono modificare radicalmente l’itinerario previsto. Inoltre, è indispensabile verificare la presenza e l’affidabilità delle fonti d’acqua lungo il percorso.
Capacità consigliata in base alla durata
Per escursioni di poche ore, uno zaino compresso tra 15 e 30 litri è sufficiente. Quando la giornata si allunga, o si prevede di affrontare ambienti freddi o poco serviti, è opportuno passare a un volume maggiore, ma senza esagerare: più spazio si traduce spesso in più oggetti inutili. La vestibilità è altrettanto cruciale: spallacci, cintura ventrale e schienale devono adattarsi alla corporatura per distribuire il carico in modo ottimale.
Gestione del peso: acqua, cibo e abbigliamento a strati
Il peso ideale dello zaino dovrebbe aggirarsi intorno al 15 % del peso corporeo per escursioni giornaliere e al 20 % per trekking di più giorni, secondo le linee guida del CAI. Ridurre il carico passa prima di tutto tramite l’eliminazione dei doppi. Tre felpe, una scorta enorme di cibo o litri d’acqua in eccesso sono i colpevoli più comuni.
L’acqua è la prima voce da considerare: la quantità necessaria varia in base a temperatura, esposizione al sole, intensità dello sforzo e disponibilità di rifornimento. È consigliabile partire con una quantità adeguata al percorso, aggiungendo un margine di sicurezza, e bere a piccoli sorsi regolarmente. Borracce o sacche idriche con tubo sono entrambe valide, ma è fondamentale controllare eventuali perdite prima della partenza.
Per quanto riguarda il cibo snack leggeri vanno bene per un’uscita breve, mentre per tratte lunghe è necessario prevedere pasti bilanciati con carboidrati, grassi e proteine. Frutta secca, barrette energetiche, panini e alimenti disidratati sono facili da trasportare e non richiedono refrigerazione. Portare un sacchetto richiudibile per raccogliere rifiuti è buona pratica.
L’abbigliamento a strati rappresenta la strategia più efficace per affrontare variazioni di temperatura in quota. Un primo strato traspirante, uno intermedio isolante e un guscio impermeabile costituiscono il trio vincente. È opportuno includere un capo di ricambio leggero per eventuali cambiamenti improvvisi.
Il dibattito sulle nuove ferrate: opinioni contrastanti
Il convegno di Mori ha evidenziato una posizione netta da parte della Sat che gestisce 69 delle 90 ferrate presenti in Trentino: “non tutto ciò che è tecnicamente possibile è opportuno per la montagna”. Il presidente Cristian Ferrari ha ribadito la linea del 2021, ovvero fermare la creazione di nuove vie e valutare la possibile dismissione di quelle incompatibili con la tutela ambientale.
Il CAI ha condiviso questa posizione, sottolineando gli effetti del cambiamento climatico sulla sicurezza delle strutture metalliche. Antonio Montani ha evidenziato che la decisione è stata presa sulla base dell’esperienza delle Dolomiti, ma che le Alpi occidentali e l’Appennino presentano dinamiche turistiche diverse, rendendo necessario un approccio su misura.
Le associazioni di settore hanno comunque espresso opinioni divergenti. Luigi Casanova di Mountain Wilderness ha criticato la trasformazione delle ferrate in attrazioni turistiche, mentre Silvio Rigatti dell’Apt Garda Dolomiti ha riconosciuto il valore strategico delle vie ferrate per distribuire i flussi turistici e promuovere la destagionalizzazione. Gianni Canale, presidente del Collegio guide alpine, ha suggerito che, sebbene non si escluda a priori la realizzazione di nuove strutture, bisogna valutare attentamente luoghi adeguati, limitare l’impatto invasivo e trovare un equilibrio tra fruizione e tutela.
La sicurezza resta il nodo centrale. Tiziano Viscardi della Commissione escursionismo del CAI ha ricordato che la presenza di attrezzature può indurre i partecipanti a sottovalutare i rischi, aumentando il numero di soccorsi per sfinimento e malori, come evidenziato dal capitano della stazione Vallagarina del Soccorso alpino, Marco Torboli. La conclusione condivisa è che i controlli e la preparazione individuale devono andare di pari passo con una gestione responsabile del territorio.



