In Italia, gli animali da compagnia sono una presenza costante in oltre il 54% delle famiglie, con una stima di 53,6 milioni di pet tra cani, gatti e altri animali. Tuttavia, il sistema di assistenza veterinaria pubblico è ancora inadeguato, con poche eccezioni come il Piemonte che ha introdotto un modello innovativo di ambulatori sociali.
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha sottolineato l’importanza di questo servizio, che rappresenta un punto di riferimento per chi ha bisogno di cure per i propri animali. Ma cosa rende questo modello così unico e perché il resto d’Italia è ancora indietro?
Il modello piemontese: un esempio di welfare veterinario
Il Piemonte ha avviato nel 2022 un progetto di ambulatori veterinari sociali che funziona come un servizio di welfare, non come sanità. L’accesso non dipende dalla malattia dell’animale, ma dalla condizione del proprietario, che deve essere in carico ai servizi sociali. Chi rientra nei criteri non paga nulla.
Gli ambulatori attivi sono 16 e coprono tutti i territori delle Asl regionali. Le prestazioni sono aumentate esponenzialmente: da 297 nel 2023 a 2.713 nel 2025, con un totale di 6.958 prestazioni. Le risorse impegnate dalla Regione superano i 660 mila euro, con 120 mila erogati nel 2025 e uno stanziamento analogo previsto per il 2026.
Il modello piemontese utilizza le strutture delle Asl e le integra con il privato sociale, come la convenzione con la Lav per le prestazioni più specialistiche e l’accordo con il Banco Alimentare Piemonte Odv per il sostegno alimentare.
Le disparità regionali: un Paese a due velocità
Fuori dal Piemonte, il quadro è molto diverso. La Campania ha una legge del 2019 che affida alle Asl un pronto soccorso veterinario, ma riservato ai cani e ai gatti liberi feriti, non agli animali di proprietà. In Emilia-Romagna è stato annunciato un progetto di legge per importare il modello piemontese. In Friuli Venezia Giulia, oltre alla proposta sull’Iva, un’iniziativa depositata nel marzo 2026 chiede un servizio sanitario veterinario di base regionale e un pronto soccorso attivo ventiquattro ore su ventiquattro.
In Lombardia un progetto di legge sulla gratuità delle cure di base non è mai diventato servizio. Nel Lazio non c’è nulla di regionale: ci sono un municipio e un’associazione. Il Municipio I di Roma, con l’ambulatorio sociale VetinCentro per persone over 65 anni aperto insieme ai servizi sociali municipali, alla Asl Roma 1 e al terzo settore. La Lav, che dal 22 ottobre 2024 in viale Regina Margherita offre servizi simili.
Il mercato delle cure veterinarie: tra innovazione e costi elevati
Il settore delle cure veterinarie sta cambiando rapidamente. Maurizio Aragrande, che all’Università di Bologna insegna Economia veterinaria, descrive un settore che si sta concentrando: “In Italia ci sono moltissime piccole strutture ambulatoriali gestite da singoli veterinari, ma sono in calo continuo. L’offerta è segmentata: quello che cresce sono le strutture molto grandi, oggi intorno al 15-20 per cento del totale ma in crescita. Sono le più specialistiche e le più costose.”
Questa dinamica condiziona qualunque intervento pubblico. “C’è una tendenza a sovra-fatturare, a erogare prestazioni non sempre strettamente necessarie”, osserva l’economista. “Anche per questo il metodo con cui l’incentivo viene erogato diventa decisivo, per evitare conflitti di quel tipo.”
Aragrande suggerisce una strada alternativa: “Si potrebbe pensare a qualcosa che stia tra il crowdfunding e la forma assicurativa. Non un’assicurazione sanitaria per animali come quelle oggi in commercio: un contributo una tantum annuale, dell’ordine dei 30 euro, versato da famiglie a reddito medio-basso, che in presenza di altre condizioni concomitanti dia diritto ad accedere alle prestazioni. Una partecipazione marginale del singolo che alla fine, sommata, può diventare importante.”
Una forma mista, la definisce, da costruire con il coinvolgimento del terzo settore e del volontariato animalista. “Bisogna giocare di creatività, anche perché i vincoli di bilancio vengono sempre posti come filtro.”



