evasione fiscale a piacenza: colf riceve bonifici e redditi in nero per oltre 240.000 euro

la guardia di finanza ha individuato bonifici catalogati come «regali» o «prestiti», pagamenti fuori busta e una polizza vita che hanno portato a un controllo su imposte dirette e donazioni

Un controllo della Guardia di Finanza ha acceso i riflettori su movimenti finanziari non dichiarati collegati all’assistenza di una pensionata. L’incrocio tra estratti conto e documenti fiscali ha ricostruito flussi per oltre 240.000 euro, con discrepanze tra il reddito ufficiale della beneficiaria e le somme effettivamente percepite dalla collaboratrice domestica: elementi che hanno fatto scattare verifiche sia sulle imposte dirette sia sull’imposta sulle donazioni.

Gli investigatori hanno setacciato banche dati fiscali, registrazioni bancarie e altra documentazione contabile, raccogliendo anche dichiarazioni di familiari e conoscenti della donna assistita. Da queste fonti emergono trasferimenti regolari, prelievi ripetuti e pagamenti in contanti che permettono di seguire il percorso dei fondi e ricostruire la dinamica dei versamenti.

Nei mesi precedenti al decesso della pensionata risultano bonifici per circa 170.000 euro. Le causali spesso riportavano diciture vaghe come “regalo” o “prestito”, ma la coerenza tra i movimenti bancari e la ricostruzione patrimoniale lascia pensare a vere e proprie liberalità. A questi accrediti si sommano erogazioni in contanti e prelievi frequenti, pratiche che di fatto trasferivano ricchezza al di fuori di schemi formali e che, sulla carta, avrebbero dovuto essere assoggettate all’imposta sulle donazioni, la quale non risulta pagata.

Non è sufficiente una causale generica per escludere la natura di donazione: per gli inquirenti conta ricostruire la volontà di chi disponeva dei beni, la tipologia dei trasferimenti e la compatibilità con il profilo economico della beneficiaria. Nel caso in esame la Guardia di Finanza ha ritenuto che questi elementi fossero convincenti abbastanza da qualificare gli accrediti come liberalità e procedere con contestazioni d’imposta.

Tra le prove utilizzate spiccano bonifici con diciture ambigue, registrazioni contabili incomplete e riscontri fra estratti conto e materiale interno. La frequenza e l’entità degli accrediti appaiono difficilmente giustificabili con il reddito noto della pensionata, circostanza che rafforza l’ipotesi di trasferimenti a titolo gratuito soggetti a verifica fiscale.

L’analisi procedurale ha messo a confronto tempistiche, causali e movimenti: non sono emersi elementi che possano far pensare a una prestazione lavorativa o a un rapporto commerciale in grado di giustificare quei flussi. Da qui la conclusione degli investigatori che si è trattato di trasferimenti gratuiti e le conseguenti contestazioni in materia di donazioni.

A oggi le carte identificano chiaramente disponente e beneficiaria, ma non ci sono responsabilità penali definitive nella documentazione pubblica. Negli atti figurano notifiche di accertamento tributario, dichiarazioni e riscontri contabili; le posizioni fiscali verranno comunque sottoposte a ulteriori approfondimenti.

Se gli accrediti verranno confermati come donazioni imponibili, seguiranno richieste di versamento integrativo, sanzioni amministrative e rettifiche delle dichiarazioni fiscali. Al momento non risultano versamenti dell’imposta sulle donazioni per le somme contestate.

L’indagine prosegue: sono state già avviate le procedure di accertamento e le parti hanno ricevuto le contestazioni. Nei prossimi mesi gli approfondimenti probatori e le eventuali controdeduzioni decideranno l’esito delle pretese erariali. Un elemento che ha colpito gli inquirenti è il cosiddetto “doppio binario” retributivo: ufficialmente la collaboratrice risultava pagata 600 euro al mese, ma compensi extra — spesso in contanti o con causali generiche — hanno portato a stimare redditi imponibili non dichiarati per circa 75.000 euro, con possibili implicazioni IRPEF e omissioni contributive.

Scritto da AiAdhubMedia

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