Perché la cucina delle nonne è un antidoto alla modernità e all’omologazione

Un ritratto del lavoro di Donpasta che racconta come i pranzi casalinghi siano custodi di storie, tecniche e modelli di sostenibilità

Donpasta — all’anagrafe Daniele De Michele — ha messo al centro delle sue ricerche qualcosa di apparentemente semplice e invece straordinario: la cucina di casa vista come archivio vivo di memorie, strategie e affetti. Nel suo libro Il pranzo della domenica: viaggio sentimentale nelle cucine delle nonne raccoglie pranzi e racconti di venti nonne, una per regione. Ne viene fuori un quadro affettuoso ma anche sorprendentemente concreto: il cibo quotidiano non è solo sapore, è pratica economica, cura e resistenza culturale.

Cosa raccontano questi pranzi
Le storie che emergono sono fatte di gesti ripetuti, di ingredienti “di scorta” trasformati con ingegno, di ricette che viaggiano insieme a chi le prepara. In cucina si trasmettono competenze — dosi approssimative, tempi a occhio, trucchi per conservare — ma anche ragionamenti su come far fronte alla scarsità: come allungare una zuppa, come usare ogni pezzetto di pane, come mettere via l’estate per l’inverno. Non è soltanto nostalgia: è memoria praticata, una forma di sapere che ha aiutato le famiglie a sopravvivere a guerre, povertà e migrazioni.

Metodo sul campo
De Michele si è mosso come un osservatore discreto: sedute familiari, conversazioni intorno al tavolo, annotazioni di gesti e parole. Le interviste non si limitano a registrare ricette: raccontano strumenti, rituali e il modo in cui la cucina diventa aula e confessionale insieme. Così saltano fuori non solo piatti, ma storie su come gli ingredienti si sono adattati nel tempo e su come certe pratiche siano sopravvissute nonostante l’omologazione dei gusti.

I protagonisti meno visibili
Tra i personaggi che tengono in vita queste pratiche ci sono figure spesso trascurate: badanti, nipoti, figli. Le badanti, in particolare, non sono solo aiuto domestico: imparano, adattano, inseriscono nuovi saperi e a volte si fanno custodi di ricette. I nipoti, invece, spesso tornano a casa attratti da quel mondo sensoriale — il profumo di sugo sul fuoco, il gesto di impastare — e lì riscoprono radici e storie di famiglia. Questo intreccio multigenerazionale e interculturale è uno dei motivi per cui molte tradizioni non scompaiono.

Regole pratiche che non si leggono nei libri
Dalle cucine emergono regole non scritte: semplicità, parsimonia, rispetto della stagionalità, creatività nel riuso degli scarti. Sono abitudini nate dalla necessità ma diventate virtù: la “cucina circolare” ante litteram, capace di trasformare avanzi in nuove pietanze e ridurre gli sprechi. Dietro ogni gesto c’è un ragionamento economico e ambientale, oltre che affettivo.

Punti di forza e fragilità
Il patrimonio descritto ha valori evidenti: mantiene ricette locali vive, rafforza legami familiari e preserva abilità pratiche che difficilmente si imparano altrove. Ma è fragile. Quando le persone che detengono questi saperi emigrano o scompaiono, intere pratiche rischiano di andare perdute. Inoltre la commercializzazione del “tradizionale” può svuotare di senso certe pratiche, trasformandole in prodotto e non più in rito condiviso.

Cosa funziona per tramandare queste pratiche
La trasmissione avviene soprattutto per via orale e pratica: si impara osservando, ripetendo, assaggiando. La frequenza degli incontri, la volontà di raccontare e la documentazione — scritta o digitale — fanno la differenza. Quando questi elementi convivono con reti sociali solide e supporti istituzionali, la probabilità che una pratica sopravviva cresce in modo significativo.

Il ruolo del mercato e dei media
I media e il mercato amplificano tradizioni, ma anche le semplificano. Social network ed editoria alimentare possono portare una ricetta da una cucina di paese al pubblico nazionale, ma rischiano di stravolgerne il contesto originario. Una valorizzazione davvero sostenibile richiede politiche di tutela, buone pratiche di documentazione e incentivi per le comunità locali, in modo che l’autenticità non diventi solo prodotto di consumo.

Applicazioni concrete e iniziative collettive
Nel libro emergono esempi pratici: conservazioni domestiche, sostituzioni creative di ingredienti, rituali legati a festività o a gesti di cura. Ci sono anche esperienze che connettono questi saperi a progetti sociali — mense scolastiche rifornite da piccoli produttori locali, iniziative comunitarie di produzione alimentare — che promuovono giustizia alimentare e sostenibilità. Per rendere scalabili queste idee servono coordinamento istituzionale, formazione e accesso ai mercati.

Rischi, opportunità e prospettive
La mobilità sociale e le trasformazioni culturali mettono a rischio alcune pratiche, ma allo stesso tempo favoriscono ibridazioni che possono rinvigorirle. L’arrivo di lavoratrici straniere nelle case italiane apre interrogativi sul riconoscimento e sulla tutela, ma genera anche scambi che arricchiscono il repertorio gastronomico. Guardando avanti, progetti di catalogazione digitale e percorsi educativi rivolti alle giovani generazioni possono contribuire a mantenere vive abitudini e tecniche.

Cosa raccontano questi pranzi
Le storie che emergono sono fatte di gesti ripetuti, di ingredienti “di scorta” trasformati con ingegno, di ricette che viaggiano insieme a chi le prepara. In cucina si trasmettono competenze — dosi approssimative, tempi a occhio, trucchi per conservare — ma anche ragionamenti su come far fronte alla scarsità: come allungare una zuppa, come usare ogni pezzetto di pane, come mettere via l’estate per l’inverno. Non è soltanto nostalgia: è memoria praticata, una forma di sapere che ha aiutato le famiglie a sopravvivere a guerre, povertà e migrazioni.0

Cosa raccontano questi pranzi
Le storie che emergono sono fatte di gesti ripetuti, di ingredienti “di scorta” trasformati con ingegno, di ricette che viaggiano insieme a chi le prepara. In cucina si trasmettono competenze — dosi approssimative, tempi a occhio, trucchi per conservare — ma anche ragionamenti su come far fronte alla scarsità: come allungare una zuppa, come usare ogni pezzetto di pane, come mettere via l’estate per l’inverno. Non è soltanto nostalgia: è memoria praticata, una forma di sapere che ha aiutato le famiglie a sopravvivere a guerre, povertà e migrazioni.1

Scritto da AiAdhubMedia

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