Piano non autosufficienza 2026-2027: risorse e novità per assistenza e inclusione

Un nuovo pacchetto di circa 3 miliardi per rafforzare assistenza domiciliare, inclusione e progetti personalizzati per le persone non autosufficienti fino ai 70 anni

La Conferenza unificata ha approvato il piano nazionale per la non autosufficienza 2026-2027, accompagnato da uno stanziamento complessivo pari a circa 3 miliardi di euro. Questo intervento mira a sostenere servizi essenziali come assistenza domiciliare, percorsi per la vita indipendente e misure di inclusione sociale destinate alle persone fragili fino ai 70 anni; per gli over 70 è previsto un piano separato in arrivo a breve. L’approvazione rappresenta un passo rilevante nel processo di adeguamento del sistema di welfare alle recenti riforme sulla disabilità e sulla non autosufficienza.

Il finanziamento è ripartito su tre anni: 982 milioni di euro per il 2026, 934 milioni per il 2026 e oltre 1 miliardo per il 2027. Le risorse saranno trasferite alle Regioni per essere impiegate direttamente sul territorio, con l’obiettivo di garantire la continuità dei servizi esistenti e favorirne l’ampliamento. In questa fase il piano assume anche la funzione di ponte per accompagnare la transizione dal sistema attuale al modello riformato.

Destinatari e nuovi criteri di accesso

La platea dei beneficiari è stata ridefinita per includere persone la cui partecipazione alla vita sociale e relazionale è fortemente limitata a causa di condizioni di salute o di contesto, e che non dispongono di forme di assistenza continuativa. In termini concreti il piano 2026-2027 si rivolge a: persone con disabilità fino ai 70 anni, persone non autosufficienti con gravi limitazioni o perdita di autonomia e persone parzialmente autosufficienti titolari di Legge 104 o di invalidità con accompagnamento. Questa definizione amplia e chiarisce il perimetro d’intervento rispetto alle precedenti prese in carico.

Soglie ISEE e misure per i casi più gravi

Una delle novità chiave riguarda i criteri economici: per le situazioni più complesse le soglie di accesso all’assistenza sono state rialzate, con limiti Isee che non potranno essere inferiori a 50.000 euro (e a 65.000 euro nel caso di minori). L’intento è evitare che famiglie gravate da costi elevati per l’assistenza restino escluse solo perché il loro reddito non rientra nelle fasce tradizionalmente più povere. Tale scelta mira a riconoscere l’impatto economico concreto della non autosufficienza sulle dinamiche familiari e a rendere più equo l’accesso ai servizi.

Come verranno ripartite le risorse

Il modello di assegnazione contempla un criterio misto: la maggior parte del fondo, circa l’80%, sarà distribuita in relazione alla popolazione anziana presente in ciascuna Regione, mentre la parte residua terrà conto del numero di persone beneficiarie di indennità di accompagnamento e di chi ha una disabilità grave certificata. Per attenuare gli effetti di eventuali squilibri territoriali e scongiurare tagli bruschi ai finanziamenti, è previsto un meccanismo di compensazione che garantisca una transizione graduale nella disponibilità delle risorse.

Ruolo e richieste delle Regioni

Le Regioni hanno accolto con favore l’approvazione del piano, sottolineando tuttavia la necessità che i trasferimenti finanziari siano erogati rapidamente. Senza una rapida messa a disposizione delle risorse esiste il rischio di interruzioni nei servizi domiciliari e nei percorsi già attivi, lasciando prive di supporto le persone più fragili. Le amministrazioni territoriali chiedono quindi tempi certi per la rendicontazione e strumenti per indirizzare i finanziamenti verso il potenziamento dell’assistenza territoriale.

Progetto di Vita e orizzonte di sistema

Al centro del piano è collocato il Progetto di Vita, cioè percorsi personalizzati costruiti sui bisogni della singola persona con prioritario interesse per la possibilità di vivere in modo autonomo e incluso. Ogni anno saranno stanziati fondi dedicati a queste progettazioni individuali, che integrano interventi sanitari, socio-assistenziali e abitativi. L’approccio mira a favorire soluzioni di lungo termine che combinino assistenza domiciliare, sostegno alla vita indipendente e misure per l’inclusione sociale.

In sintesi, il piano nazionale per la non autosufficienza 2026-2027 introduce risorse significative e cambiamenti strutturali nelle regole di accesso e nella ripartizione dei fondi. Pur riconoscendo il valore dell’intervento, la posta in gioco rimane l’efficacia della sua attuazione: tempi certi per lo stanziamento, controlli sull’impiego delle somme e un coordinamento efficace tra Stato e Regioni saranno determinanti per trasformare le risorse in servizi reali per le persone più fragili. Restano inoltre da definire in modo definitivo le misure specifiche per gli over 70, attese a breve.

Scritto da AiAdhubMedia

Dalla CEI al Credo di Nicea fino a Cucinalo: fede, cultura e tecnologie contro gli sprechi