Preghiera per la pace ad Assisi: Zuppi, ambasciata ucraina e memoria dei martiri

Il cardinale Matteo Maria Zuppi ha guidato una celebrazione ad Assisi per implorare la pace, mentre l'ambasciatore ucraino e la comunità si sono uniti nella preghiera e nel ricordo delle vittime

Nel contesto dell’ostensione delle reliquie di San Francesco, nella Basilica superiore di Assisi si è svolta una celebrazione solenne presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi il 11 marzo. L’evento, promosso dall’ambasciata dell’Ucraina presso la Santa Sede e dal Sovrano Ordine Militare di Malta, ha riunito rappresentanti istituzionali, membri della comunità ucraina e numerosi pellegrini per un momento di preghiera in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. La celebrazione ha avuto un tono di supplica e memoria: richiedendo luce e speranza in un periodo segnato da conflitti e sofferenze.

Nel suo indirizzo il porporato ha richiamato la figura del Poverello come modello di fraternità universale e di scelta di vita che mette al centro l’amore senza possesso. Richiamando la tradizione ecclesiale e testi magisteriali, il cardinale ha condannato con fermezza gli attacchi che colpiscono indiscriminatamente le città, definendoli delitti contro Dio e contro l’umanità, e ha esortato a lavorare per una pace fondata sulla giustizia, non imposta dalla forza.

La dimensione pubblica della preghiera

La Messa ha avuto anche una forte valenza diplomatica e comunitaria: erano presenti ambasciatori, delegazioni e una nutrita rappresentanza della comunità ucraina, accanto a pellegrini provenienti da diverse nazioni. Zuppi ha sottolineato come la ricerca della pace di tutti richieda uno sforzo corale: la costruzione di un dialogo che tenga conto delle voci popolari e istituzionali, per una pace giusta e duratura. In quest’ottica la celebrazione si è configurata come un appello pubblico a creare spazi concreti di negoziato e solidarietà.

Il messaggio dell’ambasciatore ucraino

L’ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede ha ricordato il significato di questa giornata di preghiera, definendola un passo spirituale che rafforza la fiducia nella possibilità di una pace giusta. Ha affermato che la pace autentica è inseparabile dalla giustizia e ha esteso il desiderio di riconciliazione dall’Ucraina a tutte le aree del mondo segnate dai conflitti. A testimonianza del legame culturale e spirituale, l’ambasciatore ha donato al cardinale due opere dell’artista ucraina Svitlana Dudenko, intitolate rispettivamente “Pellegrini di speranza” e “Preghiera per il mondo”, opere che richiamano visivamente la volontà di ricostruire relazioni e speranze.

La processione e la visita alle reliquie

Subito dopo la Messa una processione silenziosa ha attraversato la basilica, scendendo verso la teca che custodisce le spoglie di San Francesco. La scena, con fedeli che portavano candele, rosari e immagini sacre, ha offerto un’immagine potente di comunione: famiglie, anziani, persone con disabilità e giovani hanno espresso, ciascuno a suo modo, una preghiera per le vittime della guerra e per le popolazioni provate. Sulle pareti gli affreschi della vita di Francesco dialogavano idealmente con le scene della Passione di Cristo, ricordando che è la fede e la carità, non la violenza, a trasformare il cuore umano.

Segni di pietà e memoria collettiva

La visita alla reliquia ha assunto la forma di un pellegrinaggio personale: alcuni si sono fermati in preghiera profonda, altri hanno chiesto una benedizione per i propri cari; molti, visibilmente commossi, hanno testimoniato come l’incontro con il Poverello mantenga ancora oggi un valore universale. L’elemento simbolico di questo gesto ha rinsaldato il legame tra spiritualità francescana e attualità geopolitica, suggerendo che l’impegno per la pace passa anche attraverso pratiche di prossimità e di condivisione.

Il lutto per il Libano e la chiamata alla solidarietà

Nel frattempo la comunità ecclesiale ha ricevuto la notizia della morte di padre Pierre Al-Rahi, cappellano regionale di Caritas Libano, ucciso durante bombardamenti che hanno colpito il sud del Paese. Le autorità libanesi e le organizzazioni umanitarie descrivono una situazione di rapido peggioramento, con centinaia di vittime e migliaia di sfollati in diverse aree del Paese. Il cardinale Zuppi ha espresso il proprio cordoglio al patriarca maronita Béchara Boutros Raï, sottolineando come il sacrificio di chi resta vicino alle comunità ferite sia un monito a coltivare la riconciliazione e la fraternità dove prevalgono la violenza e la divisione.

La Cei ha indicato il giorno di preghiera e digiuno del 13 marzo come occasione per ricordare padre Al-Rahi e per invocare un percorso di pace stabile. Inoltre è stato annunciato il prossimo momento pubblico di riflessione: la Via Crucis a Roma, presso la Basilica di Santa Sofia, il 15 marzo alle ore 15, che si inserisce nel filone di iniziative di memoria e impegno per le popolazioni colpite dai conflitti.

In chiusura, la giornata di Assisi ha rilanciato un appello semplice ma incisivo: abbandonare la logica della forza a favore di percorsi di giustizia e dialogo. Richiamando l’esempio di San Francesco, i partecipanti hanno invitato istituzioni e cittadini a coltivare il coraggio necessario per costruire un tavolo di confronto che possa tradursi in una architettura di pace equa e duratura per tutti.

Scritto da AiAdhubMedia

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