Nel pomeriggio il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Pegoraro, ha introdotto un convegno ospitato al Palazzo Lateranense dedicato al tema “L’Intelligenza artificiale e il futuro della dignità umana“. L’incontro, organizzato in collaborazione con Deloitte Central Mediterranean, ha offerto uno spazio di confronto su questioni che intrecciano tecnologia, morale e politiche pubbliche. In apertura Pegoraro ha richiamato l’attenzione sul fatto che il progresso tecnologico non è neutro e che ogni innovazione richiede un esame attento dei suoi effetti sociali.
Durante il suo intervento il presidente ha sottolineato che discutere di governance, di capitale, di transizione demografica, di lavoro e di competenze significa chiedersi chi guida questi processi, con quali criteri e con quali ricadute sui più vulnerabili. Ha evidenziato come la tecnologia, e in particolare l’uso di sistemi basati su intelligenza artificiale, non possa essere lasciata a decisioni esclusivamente algoritmiche senza una supervisione etica e umana che salvaguardi la dignità umana.
Mettere la dignità al centro del dibattito
Pegoraro ha illustrato la necessità di riaffermare la centralità della dignità umana quando si progettano e implementano strumenti tecnologici. Ha osservato che la dignità va intesa non solo come un valore astratto ma come un criterio operativo che orienta politiche e pratiche: per questo è importante definire indicatori etici e meccanismi di responsabilità che accompagnino lo sviluppo digitale. Secondo il presidente, la sfida è costruire percorsi in cui innovazione e tutela delle persone si sostengano reciprocamente, evitando che il progresso accentui disuguaglianze preesistenti.
Chi decide e con quali strumenti
Il tema di fondo emerso dalla relazione riguarda la governance: chi prende le decisioni e quali strumenti utilizza per orientarle. Pegoraro ha invitato ad allargare il tavolo deliberativo includendo non solo esperti tecnici, ma anche figure esperte di etica, rappresentanti delle comunità più esposte e istituzioni pubbliche. Ha proposto l’adozione di standard condivisi e di forme di monitoraggio trasparente che permettano di valutare gli impatti sociali e sanitari delle scelte tecnologiche, evitando un affidamento esclusivo ai logaritmi di mercato.
I temi concreti al centro del convegno
Tra i temi discussi emergono aspetti concreti come la distribuzione del capitale, la gestione della transizione demografica e la trasformazione del mercato del lavoro. Pegoraro ha ricordato che cambiamenti tecnologici così profondi richiedono politiche attive per la formazione e il sostegno alle competenze, oltre a misure di protezione per chi rischia di rimanere indietro. La questione di fondo è prevenire che innovazione e profitto si traducano in esclusione sociale, rendendo indispensabile una governance che bilanci interessi economici e beni comuni.
Effetti sui più fragili
Un’attenzione particolare è stata dedicata alle ricadute sui gruppi sociali più fragili: anziani, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità e comunità a rischio di marginalizzazione. Pegoraro ha messo in guardia sul fatto che decisioni tecnologiche non calibrate possono amplificare vulnerabilità già esistenti. Ha sostenuto la necessità di politiche di inclusione che integrino strumenti di welfare, percorsi formativi mirati e criteri etici per l’adozione di soluzioni algoritmiche in servizi sensibili.
Riflessioni finali e prospettive operative
Concludendo, il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha lanciato un invito alla responsabilità condivisa: servono regole, supervisione e una cultura della valutazione che tenga conto della dignità come priorità. Ha sottolineato l’importanza di un dialogo interistituzionale, tra mondo scientifico, imprese e società civile, per tradurre principi etici in pratiche concrete. L’intervento ha ribadito che l’adozione dell’intelligenza artificiale deve essere accompagnata da criteri che garantiscano equità e tutela delle persone più vulnerabili.
Pubblicato: 25/05/2026 19:39
