La sanità privata è al centro di una vivace protesta sindacale. I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, hanno espresso forte preoccupazione per l’assegnazione di 1,3 miliardi di euro a strutture private senza vincoli per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali.
Questa decisione, che potrebbe essere inclusa nel prossimo decreto PA, è stata definita gravissima dai sindacalisti. Essi sottolineano che queste risorse pubbliche vengono destinate a imprese senza garantire il rispetto dei diritti di 300.000 lavoratori che operano nel settore socio-sanitario.
La crescita del settore privato e le disuguaglianze
Secondo i dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca, il settore della sanità privata ha raggiunto nel 2026 ricavi per 13,4 miliardi di euro, con una crescita del 22% rispetto al 2019. Nonostante questa espansione, i lavoratori del comparto continuano a subire penalizzazioni significative.
Tra le principali criticità, i sindacati evidenziano una differenza retributiva fino a 500 euro in meno rispetto ai colleghi del pubblico, a parità di inquadramento. Inoltre, i lavoratori del settore socio-sanitario sono stati esclusi dall’indennità di vacanza contrattuale a causa di nuove disposizioni di legge, che i sindacati chiedono vengano revocate immediatamente.
Le responsabilità delle associazioni datoriali e del governo
Le responsabilità di questa situazione sono attribuite principalmente alle associazioni datoriali Aiop e Aris, che non hanno fornito risposte concrete al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Tuttavia, i sindacati chiedono con forza anche un’assunzione di responsabilità da parte del governo, del Parlamento, del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni.
Secondo i segretari generali, è necessario stabilire regole certe sugli accreditamenti, affinché chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche sia obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali alle stesse condizioni della sanità pubblica. Questo per evitare fenomeni di dumping contrattuale e garantire equità nel settore.
La sanità come bene di merito
Il dibattito sulla sanità privata solleva questioni di metodo e modello economico. La sanità è un bene di merito il cui beneficio si estende all’intera collettività. Una popolazione più sana è più produttiva, riduce i costi sociali e accresce il benessere generale.
Il settore privato può integrare il Servizio sanitario nazionale, offrire prestazioni aggiuntive e contribuire ad aumentare la capacità produttiva e l’innovazione. Tuttavia, il privato dovrebbe rappresentare un residuo, non l’architrave del sistema. I numeri raccontano un’evoluzione diversa: nel 2026, la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 138,3 miliardi di euro, mentre la spesa privata ha raggiunto 64,9 miliardi, pari al 47% della spesa pubblica.
Se il privato cresce perché il pubblico arretra, non si integra il Servizio sanitario nazionale, ma lo si sostituisce progressivamente. È fondamentale affrontare una riforma della governance del sistema, verificare il funzionamento delle convenzioni e misurare gli effetti dell’accreditamento.



