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25 Luglio 2026

Protesta sindacati sanità privata: 1,3 miliardi senza rinnovo contratti

I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp protestano contro l'assegnazione di 1,3 miliardi di euro alla sanità privata senza garanzie per i lavoratori.

Protesta sindacati sanità privata: 1,3 miliardi senza rinnovo contratti

La sanità privata è al centro di una vivace protesta sindacale. I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, hanno espresso forte preoccupazione per l’assegnazione di 1,3 miliardi di euro a strutture private senza vincoli per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali.

Questa decisione, che potrebbe essere inclusa nel prossimo decreto PA, è stata definita gravissima dai sindacalisti. Essi sottolineano che queste risorse pubbliche vengono destinate a imprese senza garantire il rispetto dei diritti di 300.000 lavoratori che operano nel settore socio-sanitario.

La crescita del settore privato e le disuguaglianze

Secondo i dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca, il settore della sanità privata ha raggiunto nel 2026 ricavi per 13,4 miliardi di euro, con una crescita del 22% rispetto al 2019. Nonostante questa espansione, i lavoratori del comparto continuano a subire penalizzazioni significative.

Tra le principali criticità, i sindacati evidenziano una differenza retributiva fino a 500 euro in meno rispetto ai colleghi del pubblico, a parità di inquadramento. Inoltre, i lavoratori del settore socio-sanitario sono stati esclusi dall’indennità di vacanza contrattuale a causa di nuove disposizioni di legge, che i sindacati chiedono vengano revocate immediatamente.

Le responsabilità delle associazioni datoriali e del governo

Le responsabilità di questa situazione sono attribuite principalmente alle associazioni datoriali Aiop e Aris, che non hanno fornito risposte concrete al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Tuttavia, i sindacati chiedono con forza anche un’assunzione di responsabilità da parte del governo, del Parlamento, del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni.

Secondo i segretari generali, è necessario stabilire regole certe sugli accreditamenti, affinché chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche sia obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali alle stesse condizioni della sanità pubblica. Questo per evitare fenomeni di dumping contrattuale e garantire equità nel settore.

La sanità come bene di merito

Il dibattito sulla sanità privata solleva questioni di metodo e modello economico. La sanità è un bene di merito il cui beneficio si estende all’intera collettività. Una popolazione più sana è più produttiva, riduce i costi sociali e accresce il benessere generale.

Il settore privato può integrare il Servizio sanitario nazionale, offrire prestazioni aggiuntive e contribuire ad aumentare la capacità produttiva e l’innovazione. Tuttavia, il privato dovrebbe rappresentare un residuo, non l’architrave del sistema. I numeri raccontano un’evoluzione diversa: nel 2026, la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 138,3 miliardi di euro, mentre la spesa privata ha raggiunto 64,9 miliardi, pari al 47% della spesa pubblica.

Se il privato cresce perché il pubblico arretra, non si integra il Servizio sanitario nazionale, ma lo si sostituisce progressivamente. È fondamentale affrontare una riforma della governance del sistema, verificare il funzionamento delle convenzioni e misurare gli effetti dell’accreditamento.

Autore

Luca Bellini

Luca Bellini proviene dalle cucine torinesi: dopo una decisione professionale presa davanti al mercato di Porta Palazzo ha lasciato il lavoro in brigata per il giornalismo gastronomico. In redazione difende ricette tradotte in chiave contemporanea, porta la firma su inchieste su mercati rionali e conserva la collezione di ricettari della nonna.