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3 Ottobre 2026

Riduci o annulla l’acconto IRPEF 2026: scadenza 12 ottobre

Impara a modificare l’acconto IRPEF 2026 prima di novembre per non subire trattenute eccessive.

Riduci o annulla l’acconto IRPEF 2026: scadenza 12 ottobre

Il secondo acconto Irpef 2026 viene trattenuto a novembre dallo stipendio o dalla pensione. Chi ha presentato il modello 730 e ritiene che l’importo calcolato sia superiore a quanto realmente dovuto può chiedere una riduzione o addirittura l’annullamento della rata, ma la procedura è vincolata a termini precisi.

Questa opportunità è riservata ai contribuenti che hanno indicato un sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS). La normativa prevede che la comunicazione debba pervenire entro il 12 ottobre 2026; per i pensionati l’INPS fissa come scadenza il 10 ottobre, poiché il 10 è l’ultimo giorno utile prima del weekend.

Scadenze da rispettare per la riduzione dell’acconto

L’articolo 19, comma 6, del DM n. 164/1999 consente al contribuente di indicare al sostituto un importo inferiore a quello risultante dal prospetto di liquidazione. Per i dipendenti la data di riferimento è il 12 ottobre mentre per i pensionati è il 10 ottobre. Superata la scadenza, la trattenuta avverrà secondo quanto originariamente previsto dal 730.

Pensionati con INPS

I pensionati che hanno scelto l’INPS come sostituto possono richiedere la variazione accedendo al portale dell’ente con credenziali SPID, CIE, CNS o eIDAS. Nella sezione “Assistenza fiscale (730/4)” è possibile indicare se si intende azzerare l’acconto o ridurlo a una somma più contenuta, ad esempio passando da 2 500 € a 1 000 € in base alle previsioni di reddito per il 2026.

Lavoratori dipendenti

I dipendenti devono inviare al datore di lavoro una comunicazione scritta, in genere tramite modulo interno o PEC, specificando chiaramente l’importo che si desidera trattenere. Alcuni enti forniscono moduli pre-stampati; altri richiedono una semplice email all’ufficio risorse umane, purché il mittente conservi la ricevuta di invio.

Come presentare la domanda al sostituto d’imposta

La richiesta deve contenere tre elementi essenziali: il nome e il codice fiscale del contribuente, l’importo desiderato (o la volontà di annullare l’intera rata) e la motivazione che giustifica la riduzione, come perdita di un reddito secondario, maggiori ritenute subite o nuove detrazioni. È importante ricordare che la responsabilità della stima ricade sul dichiarante: una previsione errata può generare sanzioni e interessi.

Modulistica e canali di comunicazione

Ogni sostituto può adottare modalità diverse: alcuni datori di lavoro richiedono la compilazione di un modulo interno, altri accettano una semplice comunicazione via PEC. Nel caso dell’INPS, il portale permette di completare l’operazione in pochi click, selezionando “Riduzione o annullamento acconto IRPEF”. In tutti i casi è consigliabile conservare la documentazione (mail inviata, ricevuta PEC o stampa del modulo compilato) per dimostrare l’avvenuta comunicazione.

Conservazione delle prove

La normativa impone che il contribuente possa dimostrare l’invio della richiesta entro i termini previsti. Per i pensionati, l’INPS invia una conferma via email o attraverso il proprio fascicolo previdenziale online.

Se al termine del 2026 l’importo effettivamente dovuto risulterà superiore a quello versato, l’Agenzia delle Entrate applicherà una sanzione del 25 % sull’eccedenza, più gli interessi moratori. Tuttavia, è possibile usufruire del ravvedimento operoso pagando spontaneamente la differenza, la sanzione si riduce in base al ritardo.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.