Quando i nipoti raggiungono l’adolescenza, molti nonni si sentono disorientati. I bambini che un tempo si divertivano a cucinare o a lavorare in giardino ora sembrano immersi in un mondo a parte, dove il telefono è il loro unico compagno. Le proposte per attività familiari vengono accolte con sguardi annoiati e sospiri profondi. Questo cambiamento non è un segno di una cattiva educazione, ma piuttosto una fase naturale dello sviluppo adolescenziale che porta con sé nuove sfide comunicative.
Durante l’adolescenza, si verifica una riorganizzazione profonda del cervello, in particolare della corteccia prefrontale, che si sviluppa completamente solo intorno ai 25 anni. Questo spiega perché gli adolescenti possono apparire disinteressati o oppositivi di fronte a richieste semplici. Non è cattiveria, ma una fase di crescita in cui prevalgono le gratificazioni immediate rispetto agli obiettivi a lungo termine.
Comprendere l’adolescenza
I nonni che sanno interpretare queste dinamiche possono trasformare la frustrazione in comprensione. Dietro l’apparente svogliatezza si nasconde un forte desiderio di autonomia e di autoaffermazione. Ad esempio, se un nipote si rifiuta di apparecchiare la tavola, non sta necessariamente disprezzando il compito, ma sta cercando di affermare la propria identità.
Riformulare le richieste
Per migliorare la comunicazione, i nonni potrebbero provare a riformulare le richieste. Invece di dire “Puoi aiutarmi a sistemare la cucina?”, si potrebbe chiedere “Preferisci occuparti dei piatti o mettere a posto la spesa?”. Questo approccio stimola il senso di controllo personale, elemento cruciale per gli adolescenti. La psicologia suggerisce che quando le persone percepiscono di avere una scelta, la loro motivazione aumenta notevolmente.
Attività condivise e comunicazione positiva
È importante ricordare che gli adolescenti tendono a osservare più di quanto ascoltino. Partecipare a attività domestiche con un atteggiamento positivo e senza lamentarsi comunica un messaggio forte e chiaro: le faccende quotidiane possono essere gratificanti. Se un nonno cucina cantando o organizza il garage con entusiasmo, mostra che queste attività hanno un valore intrinseco e non sono solo obblighi.
Collegare le attività a momenti di connessione
Invece di proporre semplici “faccende domestiche”, è utile identificare attività che possano trasformarsi in occasioni di connessione. Preparare insieme una pizza il venerdì sera o prendersi cura delle piante sul balcone mentre si scambiano chiacchiere può rendere il lavoro domestico più piacevole. L’obiettivo è integrare le faccende in esperienze relazionali che l’adolescente possa anticipare con entusiasmo.
Strategie comunicative efficaci
La modalità di comunicazione con gli adolescenti richiede un cambio di approccio. Le critiche e i rimproveri attivano meccanismi difensivi che rendono difficile il dialogo. È preferibile esprimere i propri bisogni in maniera chiara senza accusare. Per esempio, invece di dire “Sei sempre sul telefono e non fai nulla in casa!”, si può provare con “Ho bisogno di aiuto per finire in fretta, così possiamo guardare insieme quella serie che mi hai consigliato”. Questo trasforma la richiesta in un’opportunità di condivisione.
Coinvolgere gli adolescenti nella pianificazione
Chiedere supporto mentre un adolescente è impegnato in un’attività che gli interessa può generare resistenza. È utile concordare momenti specifici per le collaborazioni: “Domani pomeriggio, verso le quattro, mi servirebbe una mano per un’oretta. Ti va bene?”. Questo approccio rispetta la loro necessità di organizzare il proprio tempo e li fa sentire considerati.
Collegare le attività domestiche alla loro futura indipendenza può cambiare completamente la loro percezione. Insegnare a cucinare un piatto può essere visto come “imparare a essere autonomi quando sarai all’università”. Allo stesso modo, gestire il bucato può essere presentato come “essere in grado di vivere da soli senza dipendere dagli altri”.
Responsabilità e cooperazione
Stabilire aspettative chiare con conseguenze logiche è fondamentale. Non si tratta di punizioni arbitrarie, ma di legami logici: chi vive in una casa deve contribuire alla sua gestione. Questo si può tradurre in accordi semplici come “Due volte a settimana ti occupi della tua camera e di un’attività comune. In cambio, puoi usare la macchina o ricevere la paghetta”. È importante che queste condizioni siano percepite come parte naturale della convivenza.
Durante l’adolescenza, si verifica una riorganizzazione profonda del cervello, in particolare della corteccia prefrontale, che si sviluppa completamente solo intorno ai 25 anni. Questo spiega perché gli adolescenti possono apparire disinteressati o oppositivi di fronte a richieste semplici. Non è cattiveria, ma una fase di crescita in cui prevalgono le gratificazioni immediate rispetto agli obiettivi a lungo termine.0
