Tredici corpi sulle coste di Calabria e Sicilia: indagini, numeri e allarme Ong

Il mare restituisce 13 corpi fra Calabria e Sicilia: tra tempeste, rotte dall'Algeria e cifre discordanti emerge un quadro inquietante che le indagini cercano di ricomporre

Negli ultimi giorni le coste di Calabria e Sicilia hanno restituito 13 corpi trascinati dal mare: ritrovamenti che riaccendono il dolore per chi ancora cerca i propri cari scomparsi nel Mediterraneo. Procure, Capitanerie e forze di polizia hanno aperto accertamenti per stabilire l’identità delle salme e chiarire le circostanze dei decessi. Sullo sfondo, ONG e periti mettono in guardia: tempeste e mareggiate recenti possono spostare relitti e corpi a grande distanza, confondendo le piste.

Capire dove e come sia avvenuto ogni episodio richiede un lavoro a più livelli. Sulle spiagge i corpi spesso si presentano in avanzato stato di decomposizione, condizione che rende l’identificazione più lenta e impone autopsie approfondite. Gli investigatori incrociano posizione dei ritrovamenti, abiti e oggetti recuperati, frammenti di imbarcazioni e tracce forensi: ogni elemento può fornire un tassello utile quando i segni esteriori non bastano.

Nei laboratori specialistici si svolgono esami antropologici e tossicologici; il confronto del DNA con banche dati nazionali e internazionali rimane lo strumento più affidabile per dare un nome alle vittime. Ma anche qui ci sono limiti: in mancanza di corrispondenze nelle banche dati, o quando i resti sono troppo degradati, il lavoro diventa più complesso e più lento.

Tra le ipotesi al vaglio ci sono naufragi mai denunciati, partenze non tracciate e il possibile distacco di resti da relitti più vecchi. Le autorità preferiscono tenere aperte più piste per non escludere scenari plausibili: solo gli esami medico-legali potranno chiarire tempi, cause e eventuali responsabilità penali.

La geografia dei ritrovamenti ha spinto gli inquirenti a esaminare rotte meno previste: alcune tracce fanno ipotizzare partenze dall’Algeria verso la Sardegna, ciò che spiegherebbe la comparsa di corpi sulle coste tirreniche. Per ricostruire una linea temporale, gli investigatori analizzano correnti, dati AIS (quando disponibili) e ogni segnale forense utile.

Sulle cifre, però, regna la discordanza. Le ONG stimano circa 1.000 dispersi dopo il passaggio del ciclone Harry; la Guardia Costiera ne segnala invece circa 380 nelle aree sotto la sua sorveglianza. La divergenza nasce dai metodi: le organizzazioni umanitarie aggregano rapporti di testimoni locali, segnalazioni di sopravvissuti e denunce non ufficiali, mentre la Guardia Costiera si basa su comunicazioni formali e tracciamenti elettronici. Condizioni meteorologiche estreme poi limitano l’efficacia di satelliti e radar, rendendo ogni stima meno stabile.

I dati arrivano da fonti diverse: rapporti di bordo, bollettini di soccorso, segnalazioni satellitari e testimonianze raccolte sul posto. L’AIS aiuta quando le imbarcazioni sono registrate, ma le traversate clandestine spesso avvengono su mezzi non tracciati, lasciando ampie zone d’ombra. Per questo le autorità cercano di intrecciare tracciamenti elettronici con dichiarazioni dirette e immagini satellitari, nella speranza di ottenere un quadro più chiaro.

Le voci dei sopravvissuti danno volto e ritmo umano alla tragedia: racconti di persone salvate dopo ore o giorni alla deriva, testimoni che hanno visto amici morire o corpi attorno alle imbarcazioni. Non tutte le testimonianze sono immediatamente verificabili, ma spesso offrono indicazioni preziose per indirizzare le ricerche.

Infine, il ruolo delle condizioni meteo e dei trafficanti è centrale. Le perturbazioni hanno alterato correnti e linea di costa, aggravando i rischi per imbarcazioni sovraccariche. Venti forti e mareggiata possono disperdere scialuppe e cancellare segnali di emergenza. Eppure i gruppi che organizzano le traversate continuano a partire, imbarcando persone su mezzi in condizioni spesso disastrose. Diversi osservatori e uffici della magistratura insistono: mandare in mare persone con previsioni di maltempo equivale a esporle a un rischio quasi certo. Per questo si chiedono indagini più incisive e misure coordinate a livello europeo per prevenire nuove tragedie.

Il lavoro è appena cominciato: identificare le vittime, ricostruire rotte e responsabilità e capire se dietro quei corpi c’è una sola tragedia o più eventi separati. Ogni pezzo di informazione — dal frammento di stoffa recuperato sulla spiaggia al frammento di conversazione di un sopravvissuto — può fare la differenza nel restituire nomi alle persone scomparse e nel fornire risposte alle loro famiglie.

Scritto da AiAdhubMedia

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