amore in rsa: storie di coppie che resistono nel tempo

Tre coppie, decenni di vita insieme e la conferma che le rsa possono essere luoghi dove l'amore continua a vivere e a rinnovarsi.

La vita affettiva nelle residenze per anziani

Tra Segrate e Milano, nelle residenze Emeis, la geografia non è solo questione di metri quadrati: incide sulla qualità dei rapporti, sulle routine quotidiane e, spesso, sulla possibilità di restare vicini alle persone care. Le strutture residenziali con assistenza sanitaria sono molto più di posti dove curare malattie: diventano case dove affetti antichi continuano a sedimentarsi, giorno dopo giorno, tra gesti semplici e rituali consolidati.

Il valore dell’assistenza non si esaurisce nella salute fisica. Nelle sale comuni, nei corridoi e nelle camere comunicanti si intrecciano storie che chiedono alle residenze di pensare anche al “patrimonio affettivo” degli ospiti: organizzazione, formazione del personale e spazi progettati per favorire i legami. Dalle testimonianze raccolte emerge la necessità di includere interventi socio‑affettivi nelle politiche di gestione: non è un abbellimento, ma una strategia che incide sul benessere complessivo.

Roberto e Giuliana: 68 anni di quotidianità

“Ci siamo incontrati su un battello del Lago di Como — ricorda Giuliana con un sorriso — era il 1943. Non sapevamo ancora che avremmo trascorso tutta la vita insieme.” Roberto, 96 anni, e Giuliana, 94, vivono oggi alla Residenza Emeis di San Felice, a Segrate. Si sono ricongiunti definitivamente a Milano nel 1957 e hanno celebrato le nozze di platino dopo decenni di vita condivisa.

Oggi le loro giornate scorrono tra camere comunicanti e piccoli gesti che sembrano banali ma non lo sono: una tazza di tè al mattino, una telefonata, una carezza mentre si guarda la televisione. “Sono le cose di tutti i giorni che contano — spiega Roberto — mi basta vedere che lei sta bene.” Queste attenzioni, ripetute nel tempo, creano una stabilità affettiva che rinforza anche la resilienza fisica.

Le esperienze di Roberto e Giuliana suggeriscono indicazioni concrete per le residenze: proteggere i ricordi, facilitare la vicinanza fisica e formare il personale sulle dinamiche relazionali sono interventi che migliorano la qualità della vita. Anche la collocazione della struttura e la qualità degli spazi giocano un ruolo: ambienti accoglienti favoriscono incontri e rituali condivisi.

Altri volti, altre storie

Non sono casi isolati. Lodovico e Rita si sono conosciuti in redazione, tra rotative e articoli stampati; da giovani avevano giurato di non sposarsi, ma intorno agli 83 anni hanno scelto l’unione civile: “Abbiamo capito che non è mai troppo tardi per fare scelte che ti fanno stare meglio,” racconta Rita. La loro decisione dimostra che le relazioni continuano a evolvere anche in età avanzata.

Poi c’è Cornelio, che ha superato i cento anni, e Agnese, sua compagna: lui si presenta quasi ogni giorno alla finestra della stanza dove lei è ricoverata. “Non la lascio mai sola,” dice con semplicità. Situazioni come questa mostrano come la fedeltà e la cura possano diventare gesti resistenti alle difficoltà fisiche.

Le parole degli operatori confermano la stessa impressione: visite regolari, contatti familiari e routine condivise migliorano il tono emotivo degli ospiti. E quando gli spazi sono pensati per accogliere, la socialità agisce come cura aggiuntiva, non solo come svago.

Le rsa come luoghi di vita

Alle Residenze Emeis si lavora per trasformare la struttura in un ambiente vivo: laboratori di memoria, incontri per coppie, spazi comuni che ricordano una casa più che una clinica. “Non vogliamo solo curare il corpo — commenta una coordinatrice — vogliamo preservare storie, abitudini e relazioni.” Per farlo servono procedure mirate, personale formato e ambienti che facilitino la continuità delle relazioni.

Le iniziative includono programmi personalizzati, attività ricreative e una raccolta sistematica di indicatori sul benessere psicofisico per monitorare l’impatto delle azioni intraprese. L’obiettivo è chiaro: tutelare la dignità e mantenere vivi i legami che rendono la vita degna di essere vissuta.

Un valore che ritorna

Il valore dell’assistenza non si esaurisce nella salute fisica. Nelle sale comuni, nei corridoi e nelle camere comunicanti si intrecciano storie che chiedono alle residenze di pensare anche al “patrimonio affettivo” degli ospiti: organizzazione, formazione del personale e spazi progettati per favorire i legami. Dalle testimonianze raccolte emerge la necessità di includere interventi socio‑affettivi nelle politiche di gestione: non è un abbellimento, ma una strategia che incide sul benessere complessivo.0

Il valore dell’assistenza non si esaurisce nella salute fisica. Nelle sale comuni, nei corridoi e nelle camere comunicanti si intrecciano storie che chiedono alle residenze di pensare anche al “patrimonio affettivo” degli ospiti: organizzazione, formazione del personale e spazi progettati per favorire i legami. Dalle testimonianze raccolte emerge la necessità di includere interventi socio‑affettivi nelle politiche di gestione: non è un abbellimento, ma una strategia che incide sul benessere complessivo.1

Scritto da AiAdhubMedia

san valentino in rsa: come le strutture tutelano il patrimonio affettivo degli anziani