Una volta considerata una delle prime opportunità lavorative per i giovani italiani che vivevano vicino al mare, la professione di bagnino sta vivendo una crisi senza precedenti. Sempre meno giovani scelgono di intraprendere questa carriera, lasciando i gestori degli stabilimenti balneari in difficoltà.
Le ragioni di questo calo sono molteplici e vanno dalle condizioni lavorative alle nuove normative che hanno reso più complesso ottenere e mantenere il brevetto da bagnino. Inoltre, la maggiore consapevolezza delle responsabilità giuridiche legate a questa professione sta scoraggiando molti potenziali candidati.
Le nuove sfide per ottenere il brevetto
Il decreto n. 85/2026 ha introdotto modifiche significative ai requisiti per ottenere e rinnovare il brevetto da bagnino. Tra le nuove prove richieste, ci sono il nuoto di 100 metri in un minuto e quaranta secondi e il nuoto in apnea per 25 metri. Anche il rinnovo del brevetto è diventato più complesso, richiedendo il superamento di una prova in piscina simile a quella dell’esame iniziale.
Queste nuove normative hanno reso la professione più professionalizzante ma hanno anche aumentato il livello di difficoltà. Raffaele Perrotta, presidente di FISA, ha sottolineato come il provvedimento abbia creato una disparità di trattamento tra gli operatori del settore, favorendo di fatto la sola FIN, che gestisce sia la formazione che il rilascio delle qualifiche SNaQ.
Le condizioni lavorative e le retribuzioni
Le condizioni lavorative e le retribuzioni sono tra i principali fattori che stanno scoraggiando i giovani dall’intraprendere la carriera da bagnino. Molti stabilimenti offrono retribuzioni inferiori a quelle previste dai contratti, spesso con una parte dello stipendio pagata in nero. Inoltre, i riposi settimanali non vengono sempre garantiti, con casi di bagnini che lavorano ogni giorno senza giorni di riposo.
Un altro problema riguarda l’utilizzo dei bagnini per mansioni non previste dal contratto, come la sistemazione di sdraio e ombrelloni o la pulizia della battigia. Sebbene questa pratica sia meno comune oggi, la Capitaneria di Porto può applicare sanzioni amministrative se un bagnino viene trovato a svolgere attività diverse dalla sorveglianza.
Le multe per distrazione
Un esempio recente di sanzione è stato il caso di un bagnino a Santa Margherita Ligure, multato per oltre 2.000 euro per aver guardato una gara di moto sul suo smartphone invece di sorvegliare i bagnanti. La Capitaneria di Porto ha sottolineato come la distrazione del bagnino abbia compromesso il sistema di prevenzione e pronto intervento.
Le multe per irregolarità sono diventate sempre più frequenti, con sanzioni che vanno dall’utilizzo di moto d’acqua senza patente nautica alle irregolarità nei contratti di locazione ai turisti. Solo durante un weekend sono state emesse sanzioni per circa 14.000 euro.
Le conseguenze per gli stabilimenti balneari
La diminuzione dei bagnini disponibili sta avendo un impatto significativo sugli stabilimenti balneari. Molti gestori lamentano di non riuscire a trovare personale qualificato, rendendo difficile garantire la sicurezza dei bagnanti. Inoltre, la maggiore complessità delle normative e le sanzioni per irregolarità stanno aumentando i costi operativi.
Un esempio di questo impatto è il caso di uno stabilimento balneare a Torre del Greco, dove il titolare è stato sanzionato con oltre 3.000 euro di multa e ha visto sequestrare circa quindici chili di alimenti. Le irregolarità includevano l’utilizzo di un assistente ai bagnanti per mansioni diverse dalla sorveglianza e la mancanza di tracciabilità del pescato nel ristorante dello stabilimento.
La crisi dei bagnini è un problema complesso che richiede una soluzione coordinata tra le autorità, gli stabilimenti balneari e i giovani che potrebbero essere interessati a intraprendere questa professione. Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile garantire la sicurezza delle spiagge italiane e sostenere questa importante figura professionale.



