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14 Giugno 2026

Controversia sulla dichiarazione antifascista a Più libri più liberi: reazioni politiche e organizzative

La decisione di chiedere una dichiarazione di condivisione dei valori costituzionali per esporre a Più libri più liberi ha provocato la presa di posizione della presidente del Consiglio e un acceso confronto con esponenti di diversi schieramenti politici e con gli organizzatori della manifestazione

Controversia sulla dichiarazione antifascista a Più libri più liberi: reazioni politiche e organizzative

Una nuova disputa pubblica è esplosa dopo che gli organizzatori della fiera della piccola e media editoria hanno introdotto l’obbligo per le case editrici espositrici di sottoscrivere un’autocertificazione che attesti il ripudio del fascismo e l’adesione ai valori costituzionali. La misura, resa nota nei giorni scorsi, è stata immediatamente interpretata da alcuni protagonisti politici come una forma di censura e ha innescato repliche e precisazioni da più parti.

La polemica ha assunto profilo nazionale quando la presidente del Consiglio ha condannato la richiesta definendola una pratica che limita la libertà di pensiero, mentre altri leader politici hanno risposto collegando il tema a dinamiche interne e alle scelte dell’organizzazione della manifestazione.

La presa di posizione della presidente del Consiglio e le repliche politiche

Nella sua dichiarazione pubblica la presidente del Consiglio ha accusato gli organizzatori di trasformare il diritto alla libera espressione in una libertà condizionata: «sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire», ha scritto, sostenendo che la misura equivale a censura e sia incompatibile con una democrazia. Il messaggio è stato il punto di partenza di un acceso confronto politico tra sostenitori e critici dell’intervento.

Il leader di un altro partito ha definito l’attacco della premier «surreale», accusandola di utilizzare la questione come diversivo rispetto ad altre criticità istituzionali e amministrative. Altri esponenti hanno invece appoggiato la denuncia, ritenendo inaccettabile che l’accesso a una manifestazione culturale sia subordinato a un documento di carattere politico. Queste reazioni hanno accentuato la visibilità mediatica della vicenda e hanno posto la questione del ruolo dello Stato e degli eventi finanziati anche con risorse pubbliche.

Posizioni critiche e sostegno esterno

Accanto ai fronti politici si sono palesate critiche da figure del mondo culturale e dell’editoria che hanno definito la decisione liberticida, mentre alcuni parlamentari hanno evidenziato come dichiararsi apertamente antifascisti sia nella sostanza una protezione dei principi costituzionali e non una forma di censura. La discussione ha toccato anche il tema del finanziamento pubblico degli eventi culturali e della loro imparzialità nei confronti degli editori partecipanti.

Regole della fiera, autocertificazione e contesto organizzativo

Gli organizzatori della manifestazione hanno motivato la scelta richiedendo agli espositori di sottoscrivere un atto di adesione che certifica il rispetto dei principi democraticiil rifiuto del fascismo e l’impegno a non esporre o commercializzare materiali che facciano apologia di ideologie totalitarie o che incitino all’odio. Il sistema informatico predisposto per le iscrizioni impedisce il completamento della richiesta di spazio qualora queste clausole non vengano accettate, con esclusione immediata dalla fiera in caso di violazione.

Nel comunicato ufficiale la direzione della fiera ha spiegato che la misura nasce dall’esigenza di definire criteri condivisi fra gli espositori e garantire la compatibilità degli spazi espositivi con i valori costituzionali. Gli organizzatori hanno inoltre segnalato che, a seguito delle polemiche, avvieranno un ulteriore approfondimento per rispetto istituzionale e per chiarire i criteri di valutazione degli spazi.

Precedenti e selettività degli espositori

Il provvedimento arriva dopo le tensioni della precedente edizione, in cui la presenza di una casa editrice di estrema destra aveva suscitato forti contestazioni. Per l’edizione attuale la fiera ha annunciato una nuova governance, una squadra curatoriale rinnovata e una riduzione del numero di stand per aumentare la selettività degli espositori. Queste modifiche, secondo gli organizzatori, mirano a valorizzare dibattiti e contenuti, ma sono le stesse che hanno riacceso il dibattito politico sulle modalità di esclusione o inclusione degli editori.

La fiera, giunta alla sua 25esima edizione, è un punto di riferimento per la piccola e media editoria e quest’anno si terrà alla Nuvola di Roma dal 4 all’8 dicembre. Il confronto in corso non riguarda solo una singola manifestazione, ma investe questioni più ampie: il confine tra tutela dei valori costituzionali e libertà di espressione, la responsabilità degli organizzatori di eventi culturali e il ruolo del discorso politico nel presidiare tali confini. Nei prossimi giorni è atteso un ulteriore dibattito pubblico e un chiarimento formale da parte dei promotori della fiera.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.