Il piccolo comune di Pietracatella, nei pressi di Campobasso, è al centro di un giallo che ha sconvolto l’intera comunità. Antonella Di Iersi e sua figlia Sara Di Vita sono morte avvelenate con ricina poco dopo Natale 2026. Le indagini, condotte con determinazione, stanno portando alla luce nuovi dettagli che potrebbero cambiare il corso delle investigazioni.
Gli inquirenti stanno esaminando attentamente le chat tra Antonella e un’amica, che potrebbe essere coinvolta nel favoreggiamento. Le conversazioni rivelano un clima teso in famiglia e la possibile volontà di Antonella di separarsi dal marito Gianni. Tuttavia, l’amica ha negato qualsiasi dissidio, portando alla sua denuncia per favoreggiamento.
Tre sospettati e un viaggio misterioso
Le indagini si stanno concentrando su tre sospettati, due donne e un uomo, tutti vicini alle vittime. Un elemento che ha destato particolare interesse è un viaggio all’estero compiuto da alcuni familiari subito dopo il funerale. Inoltre, una festa organizzata a Campobasso nei giorni successivi alle esequie ha sollevato ulteriori interrogativi. Questi eventi potrebbero non essere casuali e potrebbero rivelare dettagli cruciali sul caso.
La pista del tradimento
Salvatore, il padre di Antonella, ha espresso dubbi sul marito Gianni, suggerendo la possibilità di un tradimento. Gianni, laureato e con ambizioni politiche, proveniva da una famiglia benestante che possedeva il mulino del paese. La coppia aveva deciso di stabilirsi nella casa dei Di Vita, sopra la madre di Gianni e di fianco al mulino di famiglia. Questa pista, sebbene inizialmente improbabile, sta guadagnando terreno tra gli investigatori.
Nuovi testimoni e dettagli sulla ricina
Un testimone anonimo, amico di Gianni, ha fornito informazioni importanti agli inquirenti. Le audizioni sono in corso e potrebbero portare a nuove rivelazioni. Gli investigatori stanno anche esaminando come la ricina sia stata somministrata. La sostanza, presente nei semi di ricino, è letale se assunta cruda. Otto semi bastano per uccidere una persona, ma la ricina perde i suoi effetti se riscaldata a 100 gradi. Questo suggerisce che non sia stata mischiata a un composto da cuocere.
Le indagini sono ancora in corso e ogni dettaglio potrebbe essere cruciale per risolvere il caso. La comunità di Pietracatella attende con ansia ulteriori sviluppi, sperando che la verità venga a galla.

