In un’epoca dominata dalla tecnologia e dalle connessioni digitali, il bisogno di esperienze condivise nel mondo reale è più forte che mai. Questo fenomeno, noto come IRL economy sta guadagnando sempre più attenzione, non solo per il suo valore sociale, ma anche per il suo impatto economico e lavorativo.
Una recente indagine condotta dalla piattaforma WeRoad su un campione di 5.000 individui tra i 20 e i 40 anni in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito ha rivelato che il 66% degli intervistati trova più difficile conoscere nuove persone rispetto al passato. Inoltre, oltre la metà degli intervistati si dichiara insoddisfatta della propria vita relazionale.
Il viaggio come opportunità di connessione
Il viaggio emerge come uno degli spazi privilegiati per costruire nuove connessioni. Secondo il 45% degli intervistati, è il contesto nel quale si conoscono più facilmente persone nuove, superando ambienti di lavoro, università e persino i social network. Non sorprende, quindi, che l’83% dichiari di sentirsi più aperto verso gli altri quando viaggia e che due persone su tre affermino di aver costruito, proprio durante un viaggio, relazioni autentiche e durature.
Dalla socialità al valore relazionale
Tempo condiviso, esperienze comuni e uscita dalla routine possono diventare leve strategiche per ripensare i contesti nei quali si costruiscono fiducia, appartenenza e collaborazione. Questo è stato uno dei temi discussi durante l’ultimo appuntamento di Meet&Grow, un format che mette in dialogo CEO, manager, studenti e professionisti.
Fabio Bin, Co-founder e Chief Marketing Officer di WeRoad, ha condiviso il percorso di crescita dell’azienda, sottolineando come il bisogno di socialità sia al centro della loro offerta. «Ci siamo accorti molto presto – ha spiegato Bin – che il bisogno al quale rispondevamo non era soltanto quello di viaggiare, ma soprattutto quello di creare occasioni di socialità. Lo abbiamo capito vedendo nascere relazioni durante i viaggi e constatando come molte persone continuassero a frequentarsi anche una volta tornate a casa».
Le competenze che l’AI non può sostituire
Il viaggio crea condizioni difficilmente replicabili nella vita quotidiana. Quando si viaggia, si esce dalla propria routine, si abbassano molte barriere e si è naturalmente più disponibili all’incontro. Questo è particolarmente rilevante in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più diffusa.
«Più il digitale diventa capace di produrre contenuti, conversazioni e perfino forme di compagnia sintetica, più la presenza fisica acquista valore. La tecnologia non elimina il bisogno di incontrarsi, ma al contrario rende ancora più preziose le esperienze vissute insieme», ha affermato Bin.
Questa dinamica va oltre il settore dei viaggi e investe direttamente anche il mondo delle organizzazioni, dove il nodo delle competenze rimane un problema prioritario da affrontare. «Le skill tecniche possono essere apprese, mentre molto più difficile è insegnare curiosità, spirito d’iniziativa e capacità di costruire relazioni, che sono le qualità che fanno crescere persone e aziende», ha concluso Bin.



