L’autismo è un disturbo dello spettro che colpisce in modo diverso maschi e femmine. Mentre nei maschi i sintomi sono spesso più evidenti, nelle bambine può manifestarsi in modo più sottile, rendendo la diagnosi più complessa. Questo fenomeno, noto come camouflaging è al centro di numerose ricerche che stanno cambiando la nostra comprensione del disturbo.
Uno studio epidemiologico condotto in Svezia ha analizzato quasi 40 anni di dati su 2,7 milioni di persone, rivelando che il divario diagnostico tra maschi e femmine si riduce con l’età, fino a scomparire tra gli adulti. Questo suggerisce che le bambine autistiche sviluppano strategie per mascherare i sintomi, rendendoli meno evidenti rispetto ai maschi.
Il fenomeno del camouflaging
Il camouflaging è un comportamento tipico delle bambine autistiche che consiste nel nascondere le difficoltà attraverso uno sforzo intenzionale per apparire come tutti gli altri. Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle forme lievi di autismo, dove le bambine possono essere considerate timide, perfezioniste o ansiose, senza che venga riconosciuta la vera causa del loro comportamento.
Molte bambine autistiche imparano a osservare e imitare il comportamento sociale attraverso film, serie tv e libri, memorizzando espressioni, battute e reazioni da utilizzare nelle situazioni quotidiane. Questo apprendistato silenzioso, come lo definisce Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, è un lavoro di cesello su gesti, espressioni, posture e tono della voce.
Differenze biologiche tra i sessi
Le differenze tra maschi e femmine non sono solo comportamentali, ma anche biologiche. Gaia Novarino, neuroscienziata dell’Institute of Science and Technology Austria (ISTA), ha condotto uno studio su 11 modelli murini portatori di mutazioni genetiche associate all’autismo, esaminando oltre 200 mila cellule cerebrali in diverse fasi dello sviluppo.
Lo studio ha rivelato che le alterazioni genetiche non producono gli stessi effetti nei due sessi. Nei topi femmina, alcune anomalie dello sviluppo cerebrale sono risultate più marcate, confermando l’esistenza di differenze biologiche significative. Questo suggerisce che le mutazioni di alcuni geni associati all’autismo possono avere conseguenze differenti nei maschi e nelle femmine.
L’importanza della diagnosi corretta
Una diagnosi corretta è fondamentale per comprendere meglio il proprio funzionamento e accedere a percorsi di supporto adeguati. Gaia Novarino sottolinea l’importanza di analisi genetiche e di criteri diagnostici che tengano conto delle specificità dei sessi, in modo da costruire percorsi terapeutici adeguati.
La ricerca sta entrando in una nuova fase, quella dello studio dell’interazione tra geni e ambiente. È sempre più evidente come la predisposizione biologica sia influenzata da fattori ambientali, rendendo la comprensione dell’autismo un campo in continua evoluzione.


