Nel panorama cinematografico contemporaneo, Kontinental 25 di Radu Jude si distingue come un’opera audace e provocatoria. Girato interamente con un telefonino in una sola settimana, questo film ha vinto l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura alla Berlinale 2026 consolidando la reputazione del regista rumeno come uno dei più innovativi e irriverenti del suo tempo.
La storia segue Orsolya un’ufficiale giudiziaria che vive in Transilvania una regione dove la comunità rumena convive con la minoranza ungherese. Quando Orsolya si trova a dover sfrattare un senzatetto, l’uomo si toglie la vita, gettando la protagonista in un vortice di senso di colpa e riflessione morale.
Un cinema che sfida le convenzioni
Radu Jude, noto per il suo stile dissacrante e ironico utilizza Kontinental 25 per mettere in discussione gli stereotipi del cinema contemporaneo. Il film è un distillato del suo pensiero, dove ogni inquadratura sbilenca e ogni dialogo apparentemente casuale serve a colpire lo spettatore con la forza di uno sputo in faccia.
La città di Cluj dove si svolge la storia, diventa un personaggio a sé stante, un commento silente sulla gentrificazione e sulle disuguaglianze sociali. Gli edifici di lusso e i cartelli pubblicitari contrastano con la realtà dei senzatetto che muoiono nei sottoscala, creando un’immagine potente e sconvolgente.
L’ironia come arma di critica
Jude utilizza l’ironia come una lama che trafigge nei momenti di massima gravità. Scene come la rianimazione al ritmo di Staying Alive o la ripetizione del racconto del suicidio ad ascoltatori sempre più interessati, servono a ricordare che il mondo continua a essere assurdo anche quando dovrebbe fermarsi per rispetto.
Il regista affronta anche temi come il razzismo e la xenofobia nei confronti della minoranza ungherese in Transilvania, un tema a lui caro e già esplorato in precedenti opere. Orsolya, di lingua ungherese, diventa un simbolo delle contraddizioni di una società che si crede moderna ma che, scavando sotto la superficie, rivela vecchie questioni nazionaliste.
Un viaggio morale senza fine
Orsolya intraprende un calvario morale cercando di dividere un peso sulla coscienza che non trova possibilità di spartizione né di redenzione. Ogni incontro, ogni dialogo, serve a mettere in luce la complessità della sua situazione e la difficoltà di trovare una soluzione.
Il film non prende mai una posizione netta, preferendo ascoltare e insinuare il dubbio nello spettatore. Ogni interlocutore ripete a Orsolya che non ha responsabilità, che non è possibile salvare tutti. Ma Jude, con i suoi silenzi e le sue allusioni, tenta di ricordarci che l’inazione è la sorellastra bastarda della complicità.
Kontinental 25 è un film che non lascia indifferenti. Se cercate il cinema leccato o perfettino, questo film non fa per voi. Ma se cercate verità che trasuda da ogni inquadratura sbagliata o sbilenca, che se ne frega delle regole e del fuoco, ma bada a colpirvi in faccia come uno sputo, allora Kontinental 25 è il film giusto.


