Le pensioni del 2027 potrebbero subire un aumento del 2,9%, un incremento che dipenderà dalla conferma del dato di inflazione acquisita per il 2026. Questo valore, presumibilmente definitivo a novembre, sarà utilizzato per la perequazione degli assegni pensionistici.
L’aumento stimato si basa sull’andamento dei prezzi registrato nei primi mesi dell’anno, con un’inflazione acquisita dall’Istat a settembre del 2,9%. Tuttavia, il valore ufficiale della rivalutazione sarà definito in un decreto del Ministero dell’Economia.
Come cambiano gli assegni nel 2027
Un aspetto cruciale da considerare è che le percentuali di rivalutazione non dipendono semplicemente dall’importo della pensione, ma dal numero di volte in cui quell’importo supera il trattamento minimo.
Nel 2026, il trattamento minimo è stato di 611,85 euro. Con una rivalutazione del 2,9%, nel 2027 passerà a 629,60 euro. Questo dato è fondamentale non solo per chi percepisce una pensione minima, ma anche per determinare le soglie alle quali cambiano le percentuali della perequazione.
Calcolo per scaglioni
In base alla legge del 2019, il calcolo della rivalutazione avviene per scaglioni di importo.
Per il 2027, le fasce di perequazione vengono calcolate sui 611,85 euro di pensione minima fissati per il 2026. La soglia fissata per quattro volte il minimo è di 2.447,40 euro mensili, mentre con cinque volte il minimo si arriva a 3.059,25 euro.
Aumenti lordi previsti
Applicando il metodo per scaglioni ed un indice ipotetico del 2,9%, si può calcolare che con una pensione lorda mensile di 1.000 euro a gennaio 2027 si avranno in tutto 29 euro di aumento. Per una pensione di 1.200 euro, l’aumento sarà di 34,8 euro, mentre per una pensione di 1.500 euro sarà di 43,5 euro.
Raggiungendo la soglia dei 2.447 euro, l’aumento sarà di 70,97 euro, a 2.800 euro si otterranno 80,17 euro in più al mese. Con un assegno pari a cinque volte il minimo (3.059,25 euro), l’inflazione varrà 86,94 euro in più, mentre a quota 3.500 euro, l’incremento sarà di 96,5 euro complessivo.
Trattamento minimo e assegno sociale
Applicando un indice dell’inflazione pari al 2,9%, l’assegno sociale passerà da 546,24 a circa 562 euro. In parallelo, aumenterà anche il trattamento minimo, passando da 611,85 euro a circa 630 euro, con un incremento di poco meno di 18 euro.
Gli aumenti che l’Inps applica ad ogni inizio anno devono essere considerati provvisori. L’Istituto, recependo le indicazioni del Tesoro, applica un aumento basato sulle stime Istat. Se l’indice definitivo dell’anno precedente è diverso, si procede a un conguaglio, che può essere positivo o negativo.
Il cedolino Inps di gennaio 2027 conterrà due voci separate: una per l’1,4% applicato per tutto il 2026 in maniera provvisoria e un’altra per la differenza della nuova perequazione provvisoria per il 2027, calcolata per fasce sull’indice che il Ministero dell’Economia fisserà a novembre.
Il costo della rivalutazione
La rivalutazione delle pensioni nel 2027 potrebbe costare circa 10 miliardi. Secondo un calcolo su dati Inps, il governo starebbe facendo i conti su una cifra che oscilla tra i 9,5 e i 10,5 miliardi, a seconda che la rivalutazione sia per fasce o piena.
Se si applicasse l’aumento incondizionatamente, la spesa aggiuntiva sarebbe di 10,56 miliardi. Tuttavia, il recupero dell’inflazione è per scaglioni, quindi la spesa potrebbe limitarsi a circa 10 miliardi.
Avrebbero la rivalutazione piena, al 2,9% su tutto l’importo, poco meno di 12,3 milioni di pensionati con redditi da pensione fino a quattro volte il trattamento minimo. Per loro, la rivalutazione rispetto all’inflazione costerà 5.516 milioni.
Per lo scaglione tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo, la rivalutazione sarebbe al 90% dell’inflazione, quindi al 2,61%. Per lo scaglione oltre le cinque volte il minimo, la rivalutazione sarebbe allo 0,75% dell’inflazione, quindi al 2,175%.



