Il 12 giugno 2026, il settore culturale italiano si fermerà. Musei, biblioteche, teatri e professionisti autonomi dell’editoria e dello spettacolo scenderanno in piazza per un sciopero nazionale senza precedenti. Una giornata di protesta che vede uniti, per la prima volta, lavoratori dipendenti e autonomi in un fronte comune per chiedere dignità professionale e migliori condizioni lavorative.
L’iniziativa, promossa da diverse associazioni e sindacati, tra cui Mi RiconosciFP CGILNidil CGILCUBADL COBASCOBAS lavoro privatoCLAP e USI CT&S rappresenta un punto di svolta per un settore che da anni soffre di sottofinanziamentoprecarità e mancanza di tutele.
Le ragioni dello sciopero: precarietà e sfruttamento nel settore culturale
Le motivazioni alla base dello sciopero sono molteplici e riguardano l’intero comparto culturale. Tra le principali richieste figurano il riconoscimento della dignità professionale l’incremento delle assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle pubbliche amministrazioni, e l’adeguamento delle retribuzioni del personale dipendente.
Un altro punto cruciale riguarda la regolamentazione del volontariato culturale spesso utilizzato come strumento per eludere le tutele lavorative. I manifestanti chiedono inoltre il superamento di appalti e concessioni e la reinternalizzazione dei servizi culturali oltre al riconoscimento e l’applicazione del CCNL Federculture.
Particolare attenzione viene posta anche al tema della salute e sicurezza sul lavoro con la richiesta di garantire piena tutela anche ai lavoratori impiegati con contratti atipici o non continuativi. Tra le altre richieste, l’eliminazione delle false partite IVA e l’istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da intermittenza strutturale.
Le proteste in Italia: da Napoli a Venezia, piazze gremite di lavoratori
A Napoli, uno dei centri nevralgici della protesta, è previsto un presidio in piazza San Domenico alle 16.00, al quale tutta la cittadinanza è chiamata a partecipare. La città partenopea, come molte altre in Italia, è in prima linea nella lotta contro il precarato e lo sfruttamento nel settore culturale.
Tra i luoghi simbolo scelti per le manifestazioni figurano gli Uffizi a Firenze, la Pinacoteca di Brera a Milano, le Gallerie dell’Accademia a Venezia e Piazza del Plebiscito a Napoli. In totale, saranno quindici le piazze coinvolte nella giornata di protesta, con manifestazioni previste anche a Roma, Torino, Genova e Bari.
Le testimonianze dei lavoratori: storie di precarietà e sfruttamento
Le testimonianze dei lavoratori del settore culturale raccontano una realtà fatta di contratti precarilavoro nero e mancanza di tutele. Marina Minniti, della rete Mi Riconosci, sottolinea come «nel 2015, utilizzando come scusa una banale assemblea sindacale preavvisata, il governo arrivò per decreto a limitare ulteriormente il diritto di sciopero in un settore già impoverito e parcellizzato».
«Negli ultimi anni», continua Minniti, «abbiamo visto moltiplicarsi le vertenze nei musei e negli istituti culturali che impiegano personale esternalizzato, spesso sfociate in scioperi che hanno permesso di ottenere un miglioramento delle condizioni». Tra gli esempi citati, i Musei Civici di Verona quelli di MilanoVolterra e Trieste i Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano e gli Uffizi.
La protesta assume anche una valenza politica con i sindacati che contestano le scelte del Governo in materia di spesa pubblica, denunciando una progressiva riduzione delle risorse destinate alla cultura. «Scegliamo la cultura, il lavoro e la pace», affermano le organizzazioni promotrici, criticando l’aumento degli investimenti nel settore della difesa a fronte dei tagli destinati alle attività culturali.
Le richieste concrete: un piano per il futuro del settore culturale
Tra le richieste avanzate dai lavoratori, spiccano il rafforzamento della contrattazione collettiva la riduzione della precarietà attraverso la stabilizzazione del personale e la reinternalizzazione dei servizi affidati all’esterno. Viene inoltre richiesto un piano straordinario di assunzioni nelle istituzioni culturali pubbliche e l’introduzione di un reddito di discontinuità per le professioni caratterizzate da rapporti di lavoro intermittenti.
La giornata del 12 giugno rappresenta



