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9 Luglio 2026

Rapporto 2026 sugli SDG: miglioramenti parziali e gap tra Nord e Sud

A quattro anni dal termine dell'Agenda 2030 il bilancio nazionale sugli SDG mette in luce progressi intermittenti: il 51% delle misure migliora, il 24% peggiora e restano divari marcati tra Nord e Mezzogiorno. Il rapporto analizza 321 misure collegate a 148 indicatori ONU e dettaglia dati su povertà, istruzione, ambiente e trasporti.

Rapporto 2026 sugli SDG: miglioramenti parziali e gap tra Nord e Sud

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030 l’analisi statistica nazionale offre una lettura articolata: non si tratta né di un trionfo né di un fallimento netto, ma di un mosaico fatto di risultati concreti, stagnazioni e peggioramenti. Il rapporto prende in esame 321 misure e 148 indicatori del quadro internazionale, restituendo un’immagine in cui alcune aree del Paese avanzano mentre altre rimangono indietro.

La fotografia generale mostra che, nell’ultimo anno, il 51% delle misure risulta in miglioramento, oltre un quarto è stabile e il 24% peggiora. Sul lungo periodo la tendenza positiva riguarda il 53,8% delle misure, mentre l’11,3% registra un arretramento e il 34,8% rimane incerto, segnalando progressi non consolidati.

Dinamiche sociali: povertà, occupazione e istruzione

Il capitolo sociale evidenzia criticità concrete. Nel 2026 la quota di persone in povertà assoluta è pari al 9,8% della popolazione residente, circa 5,7 milioni di individui. Il 2026 mostra una riduzione del tasso di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale che scende al 22,6% sostenuta dalla crescita occupazionale; tuttavia questa miglioria non annulla le forti differenze territoriali.

Divari tra Nord e Mezzogiorno

Il dato più rilevante è lo squilibrio geografico: nel Mezzogiorno il rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge il 38,4% mentre al Nord si attesta al 13,1%. Questi valori indicano una disparità quasi tripla e spiegano perché parlare di “Italia” al singolare rischia di nascondere realtà molto diverse tra loro.

L’istruzione presenta segnali negativi: negli ultimi periodi si osserva un peggioramento delle competenze degli studenti e una diminuzione della quota di giovani laureati. Ciò riduce la capacità del Paese di formare capitale umano adeguato alle sfide future, con ripercussioni sul mercato del lavoro e sull’innovazione.

Ambiente, aria e trasporti: miglioramenti parziali

Per il fronte ambientale emergono luci e ombre. Alcuni indicatori relativi alla qualità dell’aria nelle aree urbane migliorano: nel 2026 la quota di capoluoghi con concentrazioni elevate di PM2,5 oltre i 20 µg/m3 scende all’11% rispetto al 25% del 2014. Anche la mortalità prematura attribuibile al PM2,5 cala, passando da 86 per 100mila abitanti nel 2026 a 73 nel 2026.

Offerta di mobilità e comportamento quotidiano

Nel 2026 si registrano lievi progressi nelle percezioni delle famiglie sui collegamenti con i mezzi pubblici e nell’uso del trasporto pubblico da parte degli studenti; tuttavia l’offerta complessiva di trasporto pubblico locale nei capoluoghi rimane sostanzialmente stabile: 4.699 posti-km per abitante nel 2026. Questo numero traduce in termini pratici quanto sia spesso difficile rinunciare all’auto nelle abitudini quotidiane.

Le componenti legate a acquavita sott’acqua e vita sulla terra mostrano molte misure stabili: la stabilità in tema ambientale non è necessariamente un dato positivo, perché può significare mancata capacità di recupero o adattamento in presenza di pressioni climatiche e di perdita di biodiversità.

Settori con segnali positivi e indicatori chiave

Nonostante le criticità, esistono ambiti con progressi consolidati. Il Goal 17 sulle partnership registra miglioramenti su tutte le misure considerate. Il Goal 10 (riduzione delle disuguaglianze) beneficia dell’aumento dei redditi familiari e di una distribuzione più equilibrata, mentre il Goal 2 mostra tendenze positive in alcune misure di sostenibilità agricola.

Altri risultati positivi a lungo termine riguardano parità di genereenergia rinnovabileimpreseinnovazione e infrastrutture. Restano però settori dove il peggioramento è consistente: ad esempio il Goal 15 (vita sulla terra) contiene la quota più elevata di misure in deterioramento, segnalando criticità nella gestione degli ecosistemi terrestri.

Tra gli indicatori nazionali si segnalano valori concreti che riflettono la situazione: la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo è del 19,4% nel 2026; il tasso di occupazione 20-64 anni è del 67,6% nel 2026; la raccolta differenziata dei rifiuti urbani raggiunge il 67,7% nel 2026. Questi numeri offrono punti di riferimento utili per capire dove concentrare interventi e investimenti.

Il quadro statistico aiuta a individuare priorità concrete e a misurare le azioni già intraprese.

Autore

Luca Bellini

Luca Bellini proviene dalle cucine torinesi: dopo una decisione professionale presa davanti al mercato di Porta Palazzo ha lasciato il lavoro in brigata per il giornalismo gastronomico. In redazione difende ricette tradotte in chiave contemporanea, porta la firma su inchieste su mercati rionali e conserva la collezione di ricettari della nonna.