Nel pomeriggio di lunedì 28 settembre l’aeroporto di Catania noto anche come scalo Fontanarossa, ha dovuto proclamare la chiusura totale dei voli in arrivo e in partenza. La decisione è scaturita a seguito di una intensa attività eruttiva dell’Etna che ha immetto nell’atmosfera una quantità di cenere tale da compromettere la visibilità e la sicurezza delle operazioni aeronautiche. Le autorità aeronautiche hanno quindi esteso il divieto di volo fino alle ore 23:59, bloccando completamente lo spazio aereo delle sezioni C1 e B3.
Motivi tecnici della sospensione e evoluzione graduale delle restrizioni
Il blocco totale è stato preceduto da una serie di limitazioni progressive introdotte già dal sabato 26 settembre. In quella data il Nucleo di Coordinamento Operativo (NCO) aveva ridotto il numero di atterraggi consentiti da dieci a quattro per ora, dirottando i voli verso gli scali di Palermo, Comiso e Trapani. L’aggravante è stato rappresentato dalle prevalenti direzioni del vento che hanno trasportato la cenere direttamente sulle rotte di volo, rendendo pericolosi sia gli approcci che i decollo.
Intervento delle autorità e chiusura dello spazio aereo
La decisione di chiudere il settore C1 è stata presa per tutelare la sicurezza dei passeggeri e degli equipaggi. Il vento di scisto, che soffia da nord-ovest, ha spinto la polvere vulcanica verso il bacino di Catania, riducendo la visibilità a pochi metri. In aggiunta, le recenti precipitazioni hanno aumentato la difficoltà di gestione del traffico, portando le autorità a sospendere definitivamente le operazioni per l’intera giornata.
Conseguenze per i viaggiatori e riflessioni politiche
Il blocco ha lasciato in balia dell’incertezza circa 50.000 passeggeri, molti dei quali hanno dovuto attendere ore in aeroporto senza sapere se il loro volo sarebbe stato cancellato o riprotocollato. Tra i più vocali è stato il leader politico Carlo Calenda, che ha denunciato la difficoltà di trovare soluzioni alternative: “Quando l’Etna erutta, tutti gli aeroporti si fermano; i voli da Palermo sono pieni e rimaniamo bloccati per giorni”. Le sue parole hanno messo in luce un disagio diffuso, soprattutto in un periodo di alta stagione turistica.
Rimborsi e assistenza secondo il Regolamento UE 261/2004
Le compagnie aeree, pur non essendo ritenute responsabili dell’interruzione per forza maggiore sono tenute a fornire assistenza ai passeggeri. In caso di cancellazione o ritardo prolungato, gli utenti hanno diritto a pasti, sistemazione in albergo e, se necessario, a un nuovo collegamento verso la destinazione finale. Le spese sostenute autonomamente possono essere rimborsate, a patto di conservare fatture e ricevute. Le norme europee escludono il compenso monetario tipico, ma garantiscono il rimborso delle spese documentate.
Alternative di trasporto e misure di emergenza adottate
Di fronte alla chiusura, le autorità regionali hanno potenziato i collegamenti ferroviari, in particolare il servizio Trenitalia verso la costa ionica, per accogliere i passeggeri dirottati verso gli aeroporti di Palermo, Comiso e Trapani. I vettori aerei sono tenuti a organizzare il trasferimento dei viaggiatori dal punto di partenza originale a quello alternativo, ma in alcuni casi gli utenti hanno dovuto provvedere autonomamente al trasporto terrestre. La raccomandazione della SAC è di contattare la compagnia prima di recarsi al terminal, per verificare lo stato del volo e concordare eventuali riprotezioni.



