L’aeroporto di Catania-Fontanarossa ha chiuso temporaneamente i voli in arrivo e in partenza il 28 settembre a causa di un’intensa emissione di cenere dall’Etna prima di riaprire dopo il calo della concentrazione di particelle.
La vicenda ha interessato migliaia di passeggeri e le autorità aeronautiche regionali e nazionali, con impatti logistici su Palermo, Comiso e Trapani e interventi operativi del Nucleo di Coordinamento Operativo. Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026.
Chiusura e limitazioni operative
La sospensione totale dello scalo è stata disposta nel pomeriggio del 28 settembre dopo che l’attività eruttiva dell’Etna aveva immesso una quantità di cenere tale da compromettere visibilità e sicurezza delle operazioni.
Il blocco era stato preceduto il 26 settembre da riduzioni progressive: il Nucleo di Coordinamento Operativo aveva limitato gli atterraggi da dieci a quattro per ora, deviando rotte e dirottando voli verso Palermo, Comiso e Trapani.
Le restrizioni iniziali avevano riguardato lo spazio aereo nelle sezioni C1 e B3 e prevedevano una sospensione delle operazioni fino alle ore 23:59 decisione motivata dalla direzione dei venti che aveva spinto la cenere verso il bacino di Catania e dalla conseguente riduzione della visibilità.
Ripresa dei voli e livelli di allerta
L’INGV ha osservato una variazione dell’attività vulcanica: una debolissima emissione dal cratere Nord-Est ha generato una nube diluita che si è portata a circa quattro chilometri di altezza, con conseguente discesa del VONA da rosso ad arancione.
La società di gestione Sac ha comunicato il «rientro nello status ordinario» e il «ripristino completo dei servizi», consentendo la ripresa delle operazioni a partire dalle 10:30 del giorno successivo, dopo un rapido calo della concentrazione di particelle nel percorso aereo.
Nonostante la riapertura, il 29 settembre l’allerta era tornata temporaneamente al livello rosso per una rapida espansione della nube verso sud, bloccando movimenti fino alle 15:00; entro metà mattina la situazione si era nuovamente attenuata e il VONA era sceso a arancione, permettendo ulteriori riprese.
Impatto sui voli e numeri delle cancellazioni
Nel periodo delle restrizioni sono stati registrati dirottamenti e cancellazioni: in totale circa 12 voli in arrivo sono stati cancellati o dirottati (dieci a Palermo, uno a Trapani e uno a Comiso) e 12 partenti hanno subito cancellazioni o deviazioni.
La temporanea indisponibilità dello scalo ha lasciato in condizione di incertezza circa 50.000 passeggeri, con segnalazioni di attese prolungate e movimentazioni verso aeroporti alternativi distanti anche più di due ore in auto.
Diritti dei passeggeri e misure alternative
Le norme europee prevedono che le compagnie forniscano assistenza in caso di cancellazione o ritardo prolungato, secondo il Regolamento UE 261/2004 garantendo pasti, sistemazione e collegamenti alternativi, mentre il compenso pecuniario può essere escluso per cause di forza maggiore.
La Sac ha raccomandato di contattare la compagnia prima di recarsi al terminal e le autorità regionali hanno potenziato i collegamenti ferroviari, in particolare il servizio Trenitalia verso la costa ionica, per agevolare i passeggeri dirottati verso Palermo, Comiso e Trapani.
Tra le reazioni politiche, il leader Carlo Calenda ha dichiarato: “Quando l’Etna erutta, tutti gli aeroporti si fermano; i voli da Palermo sono pieni e rimaniamo bloccati per giorni”. Altri esponenti avevano chiesto verifiche sulla gestione dell’emergenza e interventi di coordinamento.
Le autorità aeroportuali hanno sottolineato la necessità di monitorare il VONA e gli aggiornamenti sull’attività vulcanica per eventuali ulteriori limitazioni, mentre la situazione resta soggetta a rapidi cambiamenti legati all’evoluzione dell’Etna.



