Le temperature estreme, sia calde che fredde, rappresentano una minaccia crescente per la salute cardiovascolare. Uno studio recente ha evidenziato come queste condizioni climatiche possano aumentare significativamente il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca, soprattutto in popolazioni vulnerabili.
La ricerca, condotta in Svezia e pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology ha analizzato oltre 482.000 ricoveri per insufficienza cardiaca tra il 2006 e il 2026. I risultati mostrano che le ondate di calore, definite come temperature superiori al 95° percentile tra aprile e settembre, aumentano il rischio di insufficienza cardiaca entro i tre giorni successivi all’esposizione.
L’impatto del caldo sul sistema cardiovascolare
Il caldo estremo mette sotto stress il sistema cardiovascolare, costringendolo a uno sforzo significativo. Studi condotti in camere climatiche indicano che per ogni aumento di un grado della temperatura corporea, la frequenza cardiaca aumenta mediamente di circa 10 battiti al minuto, con incrementi che possono raggiungere 26 battiti al minuto nei soggetti più vulnerabili. Questo meccanismo può portare al colpo di calore una patologia che colpisce principalmente gli anziani e le persone affette da disfunzione cardiovascolare.
L’esposizione al calore e all’umidità reindirizza il flusso sanguigno verso la pelle, aumenta la frequenza cardiaca e provoca una perdita di liquidi, con conseguente riduzione del volume plasmatico, aumento della viscosità del sangue e sviluppo di uno stato protrombotico. Questi fattori contribuiscono a un aumento della morbilità e della mortalità per malattie cardiovascolari.
Il freddo e i suoi effetti ritardati
Anche il freddo estremo, definito come almeno due giorni consecutivi con temperature inferiori al quinto percentile tra ottobre e marzo, rappresenta un rischio significativo. Tuttavia, gli effetti del freddo si manifestano in un arco di tempo più lungo, tra i 2 e i 6 giorni successivi all’esposizione.
Il freddo intenso può causare vasocostrizione, aumentando la pressione sanguigna e il carico di lavoro del cuore. Questo può portare a un peggioramento dei sintomi in pazienti con insufficienza cardiaca preesistente, richiedendo una risposta tempestiva da parte dei sistemi sanitari.
Strategie di gestione e prevenzione
Gli autori dello studio sottolineano la necessità di strategie di gestione calibrate sui tempi. Dopo gli allarmi per il freddo, è importante monitorare i pazienti nei giorni successivi, mentre durante le ondate di calore servirebbero risposte più rapide.
Il personale sanitario gioca un ruolo centrale nell’identificare i pazienti più vulnerabili, tra cui gli anziani, le persone affette da multimorbilità o i residenti in aree socioeconomicamente svantaggiate, e fornire interventi su misura. Inoltre, sono necessarie iniziative politiche decise per contrastare gli effetti della crisi climatica, come l’eliminazione graduale dei combustibili fossili.
Una regolamentazione più rigorosa delle emissioni industriali, dei trasporti e della combustione domestica, insieme a una pianificazione urbana che promuova trasporti puliti e spazi verdi, può ridurre notevolmente i livelli di polveri sottili e prevenire gli eventi cardiovascolari attribuibili all’inquinamento.



