In un mondo in cui il diritto alla salute dovrebbe essere universale, milioni di donne continuano a fronteggiare barriere insormontabili. Le disuguaglianze sanitarie, alimentate da razzismo, discriminazioni di genere e disparità economiche, rappresentano una minaccia concreta per il benessere di intere comunità. Questo articolo esplora le sfide affrontate dalle donne africane e dalle lavoratrici del settore sanitario, evidenziando le iniziative in corso per garantire diritti e uguaglianza.
Il 25 luglio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze di origine africana, un’occasione per riflettere sulle profonde disuguaglianze che persistono nel mondo. Secondo le Nazioni Unite, il razzismo sistemico e le discriminazioni di genere limitano l’accesso a cure di qualità, con conseguenze particolarmente gravi per la salute materna. Un’analisi coordinata dall’Unfpa rivela che, nelle Americhe, le donne afrodiscendenti registrano tassi di mortalità materna significativamente più elevati rispetto alla media nazionale: 1,4 volte superiori in Brasile, 2,3 volte in Colombia e quasi 4 volte in Ecuador.
Le disuguaglianze sanitarie nelle Americhe
Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello agli Stati per contrastare le discriminazioni nei sistemi sanitari, garantire servizi rispettosi e culturalmente appropriati e migliorare la raccolta di dati disaggregati. L’obiettivo è rendere visibili le disuguaglianze e promuovere politiche concrete per l’istruzione, la leadership e le pari opportunità. La ricorrenza, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2026, intende rilanciare l’impegno internazionale contro il razzismo, la xenofobia e ogni forma di discriminazione che continua a colpire donne e ragazze di origine africana.
Le proposte di legge per il diritto alla salute
Nel frattempo, in Italia, la Nidil Cgil ha raccolto oltre 50mila firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: “Io firmo per il diritto alla salute” e “Io firmo stesso lavoro stesso contratto”. La prima petizione chiede di portare il finanziamento del fondo sanitario nazionale almeno al 7,5% del Pil, valorizzare economicamente e professionalmente i lavori del settore sanitario e assicurare il pieno sviluppo dell’assistenza territoriale. La seconda petizione riguarda gli appalti nel settore sanitario e sostiene la necessità di somministrare lo stesso salario dei dipendenti del committente a chi lavora in appalto.
“Vorremmo riportare al centro i diritti delle persone in quanto cittadini e in quanto lavoratori”, dichiara Davide Franceschin, segretario nazionale Nidil-Cgil. “Ci sono aree del paese che hanno un Servizio Sanitario pessimo, ma anche nelle aree più avanzate il privato è quello che determina di più.” Sulla possibilità di sostenere l’appello lanciato dal governatore della Puglia Antonio Decaro contro le preintese all’Autonomia differenziata di Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, Franceschin conclude: “Siamo d’accordo su tutto ciò che supporta servizi sanitari omogenei su tutto il territorio nazionale.”
L’Emilia-Romagna approva la legge sul fine vita
L’Emilia-Romagna è diventata la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare con una legge le procedure per il suicidio medicalmente assistito. L’associazione Luca Coscioni ha espresso soddisfazione per il “successo” ottenuto “a fronte della paralisi del Parlamento” sul tema. Per il governatore Michele de Pascale, in assenza di una legge nazionale, la Regione ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, cioè una legge regionale, per garantire un’applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale.
La legge istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare, la CoVam, organizzata per Area vasta e chiamata a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La procedura sarà gratuita e dovrà assicurare che al paziente siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche, comprese le cure palliative. L’associazione Luca Coscioni si prefigge ora di portare la legge in tutte le Regioni, in modo da assicurare procedure il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale.



