Eccesso di mortalità in reparto cardiaco: cosa emerge dall’indagine di Zurigo

Un rapporto lungo oltre 200 pagine parla di criticità organizzative, uso discutibile di dispositivi e possibili conflitti di interesse in cardiochirurgia

Una vicenda che solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dei pazienti e sulla governance ospedaliera ha preso forma attorno al reparto di cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario di Zurigo. Un’indagine indipendente ha evidenziato una mortalità in eccesso stimata in circa settanta pazienti nel periodo 2016-2026, accompagnata da osservazioni su processi e supervisione aziendale. Il documento che descrive queste anomalie supera le duecento pagine e mette al centro non solo i numeri, ma anche la qualità delle procedure, la formazione del personale e la capacità del vertice di assicurare controlli interni efficaci.

Al centro delle critiche c’è il cardiochirurgo italiano Francesco Maisano, nominato alla guida del reparto in modo ritenuto frettoloso nel 2014 senza verifiche complete sulle competenze e sui possibili rapporti commerciali. L’indagine ha inoltre esaminato l’impiego di specifici dispositivi medici, segnalando in alcuni casi un uso non appropriato. Tra questi appare il Cardioband, dispositivo ormai ritirato dal mercato, collegato a una società in cui il professionista risultava coinvolto senza una dichiarazione formale di conflitto di interessi. La documentazione è stata inoltrata alla procura del Cantone di Zurigo, aprendo una possibile pista giudiziaria.

Alla radice delle criticità

Il rapporto non si limita a segnalare esiti clinici sfavorevoli: descrive una serie di problemi organizzativi e gestionali che hanno contribuito all’emergere delle criticità. Il nodo centrale riguarda l’insieme di procedure, verifica delle competenze e sistemi di controllo che, secondo gli ispettori, non hanno funzionato con continuità. In questo contesto la definizione di mortalità in eccesso diventa uno specchio che riflette carenze nella catena decisionale, dall’allocazione delle risorse alla sorveglianza delle pratiche cliniche, con conseguenze dirette sulla qualità delle cure offerte ai pazienti.

Procedure e cultura del reparto

Il documento mette in luce anche aspetti culturali: la gestione quotidiana del reparto, la formazione continua degli operatori e l’adesione ai protocolli sanitari sono elementi che influenzano l’esito delle operazioni. Dove le linee guida non sono applicate con rigore o il personale non riceve supervisione adeguata, aumenta il rischio di esiti negativi. L’Ospedale di Zurigo sostiene di aver avviato un cambiamento culturale e organizzativo che ha riportato gli standard di qualità ai livelli richiesti, ma il recupero della fiducia resta un processo lungo e delicato.

Dispositivi e responsabilità clinica

Un punto cruciale dell’indagine riguarda l’utilizzo di tecnologie innovative. L’uso dei dispositivi medici in cardiochirurgia può offrire benefici importanti, ma richiede valutazioni rigorose sui criteri di impiego e sull’idoneità dei pazienti. Gli ispettori hanno segnalato casi in cui l’impiego di alcuni strumenti sarebbe stato non coerente con le indicazioni cliniche disponibili, generando preoccupazioni sia sul piano scientifico che su quello etico. La situazione del Cardioband è emblematica: il dispositivo è stato ritirato dal mercato e la relazione solleva dubbi sull’opportunità del suo impiego in determinati contesti.

Aspetti legali e conflitti

L’assenza di una dichiarazione formale di conflitto di interessi da parte di figure chiave introduce una componente legale all’inchiesta. La trasmissione degli atti alla procura del Cantone di Zurigo indica che alcune evidenze potrebbero essere valutate anche sotto il profilo penale o amministrativo. Le autorità competenti dovranno chiarire se ci siano state violazioni delle norme sulle sperimentazioni, sugli acquisti o sulla trasparenza delle relazioni tra clinici e produttori, aspetti che incidono direttamente sulla responsabilità professionale e sulla tutela dei pazienti.

Conseguenze per fiducia e futuro

Oltre agli sviluppi giudiziari, la vicenda ha ripercussioni sulla percezione pubblica della sanità. I pazienti e le loro famiglie richiedono garanzie di trasparenza e di controllo, e ogni segnale di disfunzione può compromettere la fiducia costruita nel tempo. Il medico al centro dell’inchiesta, Francesco Maisano, opera attualmente presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, struttura che al momento non ha rilasciato commenti ufficiali: fonti interne indicano l’assenza di anomalie legate alla sua attività in quella sede. Intanto l’Ospedale Universitario di Zurigo assicura di aver ristabilito le procedure e di aver rafforzato i controlli, ma la comunità sanitaria e i cittadini rimangono vigili, consapevoli che la ricostruzione della fiducia richiede tempo e concrete misure di responsabilità.

Scritto da Edoardo Marchesi

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