Il Ministero dell’Economia ha confermato l’esistenza di una tassa invisibile che ha inciso sul reddito da lavoro e pensione negli ultimi due anni e contestualmente uno studio congiunto di Censis e Confcooperative ha quantificato l’economia sommersa in 197,6 miliardi di euro; ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026.
La notizia è importante perché mette insieme due fenomeni che hanno impatto diretto sul potere d’acquisto: il prelievo automatico su stipendi e pensioni noto come fiscal drag e la dimensione dell’economia non dichiarata. Le cifre aggiornate delineano una perdita media per cittadino e una pressione fiscale aggiuntiva che incidono sui bilanci familiari e sulle entrate pubbliche.
Conferma del meccanismo e impatto sulla busta paga
Il meccanismo che è stato descritto come tassa invisibile opera tramite scivolamenti negli scaglioni Irpef e trattenute previdenziali e ha generato, secondo i conteggi del Tesoro, un prelievo annuo intorno a 13 miliardi di euro. Il fenomeno ha interessato più di 30 milioni di lavoratori e pensionati e si è tradotto in una riduzione media di 400 euro netti per famiglia. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha confermato il funzionamento del provvedimento durante il periodo antecedente le elezioni, accendendo il dibattito sulla trasparenza delle trattenute.
Simulazioni sul fiscal drag per il biennio 2026-2027
Le simulazioni di scenario hanno evidenziato tre possibili esiti: lo scenario medio con inflazione cumulata del 5,2% ha prodotto una stima di circa 8,1 miliardi di prelievo aggiuntivo; uno scenario con inflazione cumulata del 6% ha portato la stima a 9,35 miliardi; lo scenario più severo con aumento cumulato dell’8,2% ha portato il totale a 12,74 miliardi. Sempre nelle simulazioni, quasi 9 miliardi graverebbero sui lavoratori dipendenti e quasi 4 miliardi sui pensionati nello scenario più severo, mentre il modello centrale indicava una ripartizione di circa 6 miliardi a carico dei salari e 2 miliardi sulle pensioni.
Dimensione e componenti dell’economia sommersa
Lo studio congiunto ha stimato l’economia sommersa in 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Prodotto Interno Lordo. Questa massa economica è stata messa in relazione con la spesa sanitaria nazionale, pari a circa 142 miliardi di euro, per dare un termine di paragone. L’analisi ha quantificato la perdita pro capite in 3.350 euro all’anno, cifra che è stata ripresa nei commenti delle organizzazioni coinvolte per sottolineare l’impatto sociale ed economico.
Le tre leve del sommerso e i numeri dettagliati
Lo studio ha identificato tre motori principali: la sottodichiarazione dei redditi valutata in 108,2 miliardi di euro con un incremento del 21,6% rispetto al 2019; il lavoro irregolare, stimato in 77,2 miliardi di euro e collegato a circa 2,7 milioni di lavoratori in posizioni non regolari o parzialmente registrate; infine altre componenti per 12,2 miliardi di euro, che includono affitti in nero, mance non dichiarate e servizi alla persona. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha dichiarato: “Il lavoro sommerso è un’economia che non si vede e non si tassa, sottraendo a ogni italiano 3.350 euro. Con quella somma potremmo coprire, per oltre un anno, la spesa sanitaria nazionale”.
Le cifre raccolte dal Tesoro con la tassa invisibile sono state indicate come risorsa temporanea per colmare buchi di bilancio in vista della prossima manovra, ma hanno sollevato questioni sulla sostenibilità del modello fiscale. Le autorità hanno annunciato controlli più stringenti e verifiche sul rispetto delle norme fiscali e previdenziali, mentre sindacati e operatori economici hanno richiesto maggiore chiarezza sulle trattenute.
Gli elementi aggiornati su fiscal drag e economia sommersa sono stati integrati per offrire un quadro unificato e coerente dei due fenomeni che si sono sovrapposti negli ultimi due anni, con effetti immediati sulle buste paghe, sulle pensioni e sulle entrate pubbliche.



