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28 Settembre 2026

Economia sommersa: 197,6 miliardi di euro e 3.350 euro persi da ciascuno

Una tassa nascosta sta prosciugando stipendi e pensioni per 13 miliardi, mentre l’economia sommersa sottrae 3 350 euro a ogni cittadino.

Economia sommersa: 197,6 miliardi di euro e 3.350 euro persi da ciascuno

Negli ultimi due anni il fisco italiano ha introdotto un nuovo meccanismo di prelievo, spesso definito tassa invisibile che agitava le pagine dei bilanci pubblici senza apparire nei cedolini. L’obiettivo dichiarato è innocuo, ma le cifre raccolte dal Tesoro mostrano un prelevamento annuo di circa 13 miliardi di euro, prelevati direttamente da stipendi e pensioni. Il provvedimento è stato confermato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, proprio nella fase di avvicinamento alle elezioni, sollevando dubbi sulla trasparenza del processo.

L’impatto sulla busta paga: la tassa invisibile sui salari e pensioni

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia, la tassa invisibile ha colpito più di 30 milioni di lavoratori e pensionati, con una media di 400 euro netti in meno per famiglia. Il meccanismo, inserito nelle trattenute previdenziali, non è esplicitamente elencato nei contratti, ma si traduce in una riduzione reale del reddito disponibile. Questo prelievo aggiuntivo è arrivato in un periodo di crescita moderata del Pil, aggravando la pressione sui nuclei familiari più vulnerabili e suscitando critiche da parte di sindacati e osservatori.

L’economia sommersa: dimensioni e componenti

Parallelamente, un’indagine congiunta tra Censis e Confcooperative ha portato alla luce un fenomeno più ampio: l’economia sommersa italiana ammonta a 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2 % del Prodotto Interno Lordo. Questa cifra equivale alla produzione annuale dell’intera regione Emilia-Romagna o a più di un anno di spesa sanitaria nazionale, che si aggira intorno ai 142 miliardi di euro. L’effetto per il cittadino medio è tangibile: ogni italiano, dal neonato all’anziano, subisce una perdita media di 3.350 euro l’anno, una somma che, se redistribuita, coprirebbe integralmente la spesa sanitaria per più di un anno.

Le tre leve che alimentano il sommerso

Lo studio individua tre motori principali dietro questi numeri. Il primo è la sottodichiarazione dei redditi, che rappresenta 108,2 miliardi di euro (+21,6 % dal 2019) e coinvolge imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco cifre inferiori a quelle realmente percepite. Il secondo fattore è il lavoro irregolare con 77,2 miliardi di euro (+4 % dal 2019), corrispondente a circa 2,7 milioni di lavoratori non regolarmente inquadrati o parzialmente registrati. Infine, le altre componenti per un totale di 12,2 miliardi di euro, includono affitti in nero, mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona, rimaste sostanzialmente stabili negli ultimi anni.

Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha sottolineato l’entità della perdita: “Il lavoro sommerso è un’economia che non si vede e non si tassa, sottraendo a ogni italiano 3.350 euro. Con quella somma potremmo coprire, per oltre un anno, la spesa sanitaria nazionale”. Ha inoltre evidenziato la gravità della situazione dei lavoratori irregolari, spesso pagati quasi la metà dei colleghi regolari, e l’urgenza di interventi strutturali per contrastare la diffusione della sottodichiarazione e del lavoro nero.

Le cifre raccolte dal Tesoro grazie alla tassa invisibile sono destinate a colmare il vuoto di bilancio che si accentua in vista della prossima manovra elettorale. Tuttavia, la crescita dell’invisibile solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello fiscale italiano: se la perdita per famiglia fosse reinserita nel reddito disponibile, l’effetto moltiplicatore sull’economia reale sarebbe significativo. Le autorità hanno già avviato controlli più stringenti, ma la complessità delle catene di evasione rende difficile una rapida risoluzione. Nel frattempo, la società civile continua a chiedere maggiore trasparenza e una revisione delle misure che, pur apparendo legittime, nascondono un costo reale per i cittadini.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.