Negli ultimi giorni la piccola comunità di Taybeha est di Ramallahha visto ripetersi episodi di violenza che hanno compromesso la quotidianità degli abitanti e le attività agricole. Il parroco latino, padre Bashar Fawadlehha documentato un aumento degli attacchi e le conseguenze pratiche sulla vita del villaggio, parlando di una situazione in costante e grave escalation.
Gli eventi coprono un arco temporale che include fatti avvenuti a maggio 2026 e nei primi giorni di giugno 2026 e comprendono incendi dolosi, danneggiamenti di veicoli, aggressioni fisiche ai cittadini e spari in più occasioni, con ripercussioni economiche e psicologiche sull’intera popolazione.
Incursioni, incendi e colpi di arma da fuoco: cronologia e impatto
Nel mese di maggio 2026 sono stati segnalati diversi episodi che, secondo il report del parroco, configurano pratiche sistematiche di intimidazione. Il 18 maggio si è verificata un’irruzione in un’abitazione civile e il giorno successivo vi è stato un tentativo di incendio contro dei veicoli. Un episodio particolarmente allarmante è avvenuto in serata, intorno alle 20.30quando giovani del villaggio sono stati aggrediti mentre provavano a spegnere un vasto incendio appiccato nei pressi di Jabal Al-Masisdurante quell’azione sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in tre diverse occasioni, mettendo a rischio la vita dei civili.
Un altro attacco ha coinvolto le terre agricole: «Martedì coloni israeliani hanno appiccato il fuoco a terreni agricoli alla periferia del villa», un episodio che ha causato fumo visibile e danni agli uliveti e ai campi secchi, compromettendo le risorse da cui dipende l’economia locale. Le incursioni hanno interessato anche la periferia settentrionale del paese, con blocchi stradali e interruzione di cantieri.
Effetti su agricoltura e risorse idriche
Tra le criticità evidenziate c’è il trasferimento di bestiame in aree contese e il taglio di una fonte idrica principale, eventi che mettono a rischio sia gli allevamenti sia i raccolti. In una delle operazioni segnalate è stato creato un nuovo avamposto nella zona della rotonda di Caramelo e nella comunità di Abu Faza’con il trasferimento di animali, tra cui 50 cammellisituazione che aggrava la pressione sulle terre palestinesi e sulle risorse naturali.
Pressioni sui luoghi pubblici e risposta della comunità ecclesiale
I gruppi di coloni hanno intensificato la loro presenza in aree sensibili come la cava e il cementificio locale, dove lavoratori sono stati ripetutamente allontanati, interrompendo attività economiche fondamentali per Taybeh. Nei primi giorni di giugno 2026 sono state segnalate nuove incursioni con quad e fuoristrada fino al centro del paese: il 2 giugno strade nell’area nord-orientale vicino alla Orthodox Housing Road sono state bloccate e lavori edilizi fermati, mentre il 3 giugno passaggi di veicoli sono stati osservati lungo la via principale fino alla zona della Chiesa di San Giorgio (Al-Khadr).
Il 29 maggio militari israeliani sono entrati nel villaggio nelle prime ore del mattino, ordinando la sospensione dei preparativi per la festa mariana intitolata With Mary… We Remain in Hopeun evento che avrebbe visto la partecipazione di diplomatici esteri e che includeva preghiere, messe e sfilate degli scout. Grazie all’intervento del patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballache ha contattato le autorità competenti, la festa si è poi svolta regolarmente.
Denunce e appelli per protezione
Padre Fawadleh ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale, chiedendo misure per garantire la sicurezza dei civili e il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani fondamentali. Nel suo messaggio il parroco avverte del rischio concreto che la comunità cristiana a rischio spopolamento non riesca più a rimanere nella propria terra se le pressioni e le violenze proseguiranno.
Le richieste avanzate includono indagini indipendenti sugli episodi, protezione dei terreni agricoli e il ripristino delle risorse essenziali che sono state compromesse dalle azioni descritte. I residenti parlano di una crescente insicurezza che influisce sulla dignità e sulla possibilità stessa di continuare a vivere a Taybeh.
La situazione resta tesa: i fatti documentati tra maggio e i primi giorni di giugno 2026 mostrano un quadro di violenze ripetute e di impatto diretto sulle vite e sui mezzi di sussistenza degli abitanti del villaggio. La mobilitazione della comunità ecclesiastica e l’appello alle istituzioni internazionali sottolineano la gravità della crisi e la necessità di tutela per i civili coinvolti.



