Salta al contenuto
23 Settembre 2026

Età pensionabile e contributi in aumento fino al 2031: le previsioni della Ragioneria

A partire dal 2027 l’età pensionabile aumenta progressivamente, portando il 2029 a 67 anni e sei mesi e influenzando il bilancio nazionale.

Età pensionabile e contributi in aumento fino al 2031: le previsioni della Ragioneria

Le dinamiche demografiche stanno riscrivendo il panorama dei benefici previdenziali in Italia. L’allungamento dell’aspettativa di vita costringe le istituzioni a rivedere sia l’età minima per la pensione di vecchiaia sia i requisiti contributivi, con ripercussioni su tutta l’economia nazionale.

Il documento più recente della Ragioneria generale dello Stato pubblicato nel 2025, traccia un percorso di incremento graduale che parte dal 2027 e si estende fino al 2031. Le tabelle ufficiali mostrano come i parametri pensionistici si adeguino mensilmente alle proiezioni di speranza di vita elaborate dall'Istat.

Scalata dell’età pensionabile dal 2027 al 2031

Nel 2027 l'età di accesso alla pensione di vecchiaia sarà fissata a 67 anni e un mese; l'anno successivo, 2028, salirà a 67 anni e tre mesi. Dal 2029, secondo le tabelle, il requisito raggiungerà i 67 anni e sei mesi, per poi toccare 67 anni e otto mesi nel 2031. Questo avanzamento è direttamente collegato all'adeguamento dei parametri all'andamento dell'aspettativa di vita, che continua a superare le soglie storiche.

Dettagli per la pensione di vecchiaia

Il requisito di contributi rimane fissato a 20 anni di versamenti, ma la soglia anagrafica si sposta di mesi ogni anno. L'obiettivo è garantire che il sistema rimanga sostenibile senza penalizzare chi ha iniziato a lavorare in epoche precedenti, ma al contempo rispecchi la realtà di una popolazione che vive più a lungo.

Requisiti per la pensione anticipata

Per chi desidera andare in pensione anticipata i limiti contributivi si allungano progressivamente. Nel 2027 gli uomini dovranno aver accumulato 42 anni e 11 mesi di contributi, mentre nel 2028 la soglia sale a 43 anni e un mese. Nel 2029 la cifra raggiunge 43 anni e quattro mesi, per arrivare a 43 anni e sei mesi nel 2031; le donne beneficiano di una riduzione di un anno su tutti i valori. Questa evoluzione riflette una volontà di mantenere un equilibrio tra accessibilità e sostenibilità finanziaria.

Effetti sul rapporto spesa-PIL e sulla cosiddetta gobba pensionistica

Il rapporto spesa-PIL legato alle pensioni toccherà il suo picco nel 2041, attestandosi al 17,1% e mantenendosi stabile per tre anni. La cosiddetta “gobba pensionistica” è alimentata dall'uscita dal lavoro delle generazioni del baby boom un fenomeno solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi e dal progressivo utilizzo del sistema contributivo per il calcolo degli assegni.

Prospettive a lungo termine

Dopo il 2045 la tendenza invertirà: il rapporto spesa-PIL scenderà al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070. Il declino sarà condizionato dalla stabilizzazione del rapporto tra pensionati e lavoratori attivi, oltre che dall'applicazione generalizzata del calcolo contributivo, che riduce gli importi medi delle pensioni.

Proposte politiche e scenari futuri

Già in vista della prossima manovra, sono state avanzate idee per consentire la pensione anticipata a 64 anni per tre esercizi, calcolando l’intero assegno con il sistema contributivo e riducendo la soglia minima di pensione maturata. Il costo stimato di tale misura è di circa 1,5 miliardi di euro all’anno, onere che il Ministero dell'Economia e delle Finanze dovrà coprire. Il dibattito resta aperto, ma le previsioni della Ragioneria indicano che, senza interventi sostanziali, il rialzo dei requisiti rimarrà la principale risposta alle pressioni demografiche.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.