L’autunno avvolge la provincia di Modena con una sinfonia di colori dorati, odori di castagne e il caldo avvolgente dei primi piatti a base di zucca. È la stagione ideale per passeggiare tra colline e borghi, assaporare prodotti tipici e lasciarsi guidare da un calendario ricco di eventi che trasformano piazze e cortili in veri e propri teatri di gusto e cultura.
Calendario delle iniziative autunnali a Modena
Il Mercatino biologico Biopomposa (Modena) propone, ogni sabato e martedì dal 3 al 31 ottobre, un’ampia selezione di frutta, verdura, formaggi, salumi, conserve e vini certificati, tutti a chilometro zero. Il 3 ottobre, la Sassuolo Antiquariato Vintage anima Piazza Garibaldi con una exposición di oggetti vintage e modernariato, ideale per gli amanti del retrò. Il 11 ottobre, Formigine ospita A spasso tra le rose 2026 un evento al vivaio L’Ippocastano di Casinalbo dove artigiani e produttori locali espongono ortaggi, miele, uova, formaggi e dolci tipici.
Fiera d’antiquariato di Mirandola e mercati straordinari
Lo stesso 11 ottobre, il centro storico di Mirandola diventa il palcoscenico di Mirandolantiquaria 2026 mercato dedicato a libri usati, fumetti, strumenti musicali e mobili d’epoca. L’18 ottobre si svolgono due appuntamenti: a Modena, un Mercato straordinario con abbigliamento, fai-da-te, alimentari e articoli per la casa a prezzi competitivi, e a Spilamberto, il mercatino storico “800 e dintorni”, che raccoglie circa 150 espositori di mobili, monete, pizzi e oggettistica da collezione. Infine, dal 24 al 25 ottobre, L’antico in Piazza Grande trasforma la storica Piazza Grande di Modena in una fiera di antiquariato di alto livello, con artigiani restauratori e commercianti specializzati.
L’aceto balsamico: due echi di tradizione
Modena è rinomata per l’aceto balsamico un prodotto che incarna la fusione tra velocità industriale e pazienza secolare. L’Aceto Balsamico di Modena IGP si basa su una miscela di mosto d’uva cotto, aceto di vino e aceto invecchiato, maturato per almeno 60 giorni (tre anni per la versione “Invecchiato”). Il segmento DOP Tradizionale invece, utilizza esclusivamente mosto d’uva cotto, lasciato maturare in una serie di botti di legno diverso – rovere, castagno, ciliegio, frassino, gelso e ginepro – per un minimo di 12 anni (25 per la classificazione “Extravecchio”). Nel 2026, la produzione di IGP ha superato i 100 milioni di litri, con una quota di esportazione superiore al 90 %, generando un valore al consumo vicino al miliardo di euro. Il DOP, più artigianale, ha certificato oltre 168 000 bottiglie da 100 ml nello stesso anno.
Riconoscimento nazionale e valorizzazione della filiera
Nel corso dei Laboratori Aperti di Modena il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha ricevuto il premio “Le Chiavi dell’Acetaia d’Italia 2026”, consegnato da Enrico Corsini (presidente di Le Terre del Balsamico) e Cesare Mazzetti (presidente del Consorzio IGP). L’onorificenza ha sottolineato l’importanza delle istituzioni nella tutela delle denominazioni, nella promozione sui mercati esteri e nell’apertura dei laboratori produttivi ai visitatori.
Le acetaie simbolo del territorio
Tra le realtà più emblematiche, la Monari Federzoni 1912 di Bomporto, fondata da Elena Monari, è una delle principali produttrici di IGP, con vigneti, cantina di affinamento e un punto degustazione al Mercato Albinelli di Modena. Dall’altra parte, l’Acetaia di Giorgio situata nella villa ottocentesca dei fratelli Barbieri a pochi chilometri dal centro, mantiene viva la tradizione del Tradizionale DOP accogliendo i visitatori in un contesto familiare dove ogni botte racconta la storia di una famiglia e di una generazione.



