Il 30 maggio il Santo Padre, Leone XIV, ha presieduto alla recita pubblica del rosario dalla Grotta di Nostra Signora di Lourdes nei Giardini Vaticani, appuntamento conclusivo del mese mariano. L’iniziativa ha avuto carattere mondiale: molti santuari si sono collegati in diretta per unirsi alla preghiera, seguendo l’invito lanciato dal Dicastero per l’Evangelizzazione, sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo. L’evento è stato pensato come una catena spirituale che mette in contatto luoghi di devozione lontani tra loro per un’intenzione comune: la ricerca della pace come dono e responsabilità.
Un richiamo globale alla preghiera
La partecipazione ha riguardato santuari celebri e realtà più remote: da Lourdes, Fátima, Medjugorje e Pompei fino a Zarvanytsia in Ucraina, Antipolo nelle Filippine e al santuario di San Charbel in Libano. Le connessioni video hanno permesso a fedeli e pellegrini di pregare in comunione, rafforzando il senso di comunione ecclesiale. L’iniziativa ha voluto sottolineare che il gesto della preghiera non è solo interno ma si trasforma in segnale pubblico di vicinanza alle popolazioni che soffrono per guerre, crisi economiche e migrazioni.
Voci dai santuari: testimonianze concrete
Dalla Beata Vergine di Loreto a Medjugorje, passando per il Libano devastato, sono giunte testimonianze che hanno dato corpo all’intenzione di preghiera. Padre Youhanna Semaan dal monastero di San Charbel ad Annaya ha raccontato come il rosario sia stato organizzato nella vasta basilica di San Charbel per accogliere fedeli provenienti da tutto il Paese: una scelta funzionale in un contesto segnato da crisi economica e spostamenti interni. Il monaco ha ricordato la visita di Leone XIV a Beirut del dicembre 2026 e la tappa alla tomba dell’eremita san Charbel, legando la preghiera odierna a espressioni concrete di solidarietà.
I contenuti della preghiera e il messaggio del Papa
Durante la recita il Pontefice ha esortato a essere costruttori di pace e ad ascoltare «il grido di chi ne è privato», evocando immagini che vanno dai bambini innocenti ai profughi. Il Papa ha ricordato, con parole già espresse all’udienza generale, che la guerra non risolve i problemi ma li aggrava, e ha invitato ciascuno a fare la propria parte astenendosi da ogni forma di violenza, anche verbale e sui social media. L’accento è stato posto sul fatto che la pace è dono di Dio, ma richiede impegno umano quotidiano.
La dimensione pratica della preghiera
Oltre all’aspetto spirituale, l’evento ha previsto strumenti pratici per favorire la partecipazione: dirette sui canali ufficiali dei santuari, maxi-schermi in piazze e basiliche e trasmissioni via social per chi non poteva spostarsi. A Pompei, ad esempio, il rettore monsignor Pasquale Mocerino ha sottolineato la presenza di migliaia di pellegrini, mentre a Medjugorje fra Zvonimir Pavičić ha raccontato la disponibilità di spazi aperti attrezzati con maxischermi per accogliere fino a 8-10mila persone in un clima di preghiera e adorazione.
Perché il rosario come strumento di pace
Questo appuntamento ha ribadito una convinzione ricorrente nella pastorale recente: la preghiera mariana come leva di unità e speranza. Nei luoghi coinvolti si è affermato che, pur non sostituendosi all’impegno diplomatico e sociale, la preghiera è una forza che «apre la mente del mondo intero» a riconoscere l’inutilità della guerra e la necessità di negoziati, lavoro comune e riconciliazione. Il richiamo alla famiglia come primo luogo di costruzione della pace è stato messo in rilievo dalla Santa Casa di Loreto, dove la recita si è svolta con una rappresentanza ridotta per rispettare lo spazio storico ma con ampie trasmissioni per i fedeli in basilica.
Prospettive e impegni futuri
Il rosario del 30 maggio si inserisce in un percorso che ha visto il Pontefice presiedere altre iniziative di preghiera, tra cui la veglia in San Pietro dell’11 aprile. Rimane chiaro l’appello a non limitarsi alla preghiera passiva: i partecipanti sono invitati a tradurre l’intenzione in azioni quotidiane di riconciliazione, accoglienza e contrasto a ogni forma di violenza. La mobilitazione dei santuari ha mostrato anche come la Chiesa cerchi strumenti pratici per includere chi non può viaggiare a causa di crisi economiche o conflitti, offrendo collegamenti digitali e spazi locali di partecipazione.
In sintesi, l’iniziativa del 30 maggio ha combinato la dimensione spirituale del rosario con una forte attenzione alle realtà concrete che soffrono: un appello a pregare insieme ma anche a impegnarsi giorno per giorno per costruire un ordine sociale e familiare capace di sostenere la pace come dono e compito umano.
