Il cardinale Camillo Ruini si è spento la sera del 16 giugno 2026 a Roma, all’età di 95 anni. Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, Ruini è stato una presenza dominante nella vita ecclesiastica italiana per oltre tre decenni, con ruoli istituzionali e un’influenza che ha spesso oltrepassato la sola sfera religiosa per incrociarsi con la politica e la cultura nazionale.
Negli ultimi mesi aveva avuto problemi di salute: un ricovero lo scorso settembre per disturbi renali seguito da un recupero, poi un aggravamento registrato il 21 maggio 2026 che lo ha portato a scegliere di ricevere assistenza domiciliare, con turni di medici e infermieri e supporto con ossigeno.
Ruini: ruoli e tappe principali della sua carriera
La carriera del cardinale fu segnata da incarichi istituzionali chiave. Dal 1991 al 2008 è stato vicario generale per la diocesi di Roma e arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano; nello stesso periodo, dal 1991 al 2007, ha ricoperto la carica di presidente della Conferenza episcopale italiana. Questi mandati lo posero al centro delle scelte pastorali e culturali della Chiesa nel Paese, con responsabilità che includevano l’indirizzo del dialogo tra istituzioni e comunità ecclesiale.
Incarichi vaticani e culturali
Oltre ai principali ruoli in Italia, Ruini guidò la commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje e fu presidente del comitato scientifico della Fondazione intitolata a Joseph Ratzinger – Benedetto XVI tra il 2010 e il 2015. Fu anche animatore del cosiddetto progetto culturale della Chiesa italiana, volto a rafforzare la presenza pubblica e culturale dei cattolici.
Posizioni pubbliche, rapporti istituzionali e influenza politica
Conosciuto come figura conservatrice all’interno dell’episcopato, Ruini è ricordato per la durezza delle prese di posizione su temi etici che la Chiesa considera fondamentali. Fu sostenitore dei cosiddetti valori non negoziabili e si oppose con determinazione ad aborto ed eutanasia, decisioni che lo portarono a scelte controverse come il rifiuto di concedere esequie religiose in casi ritenuti incompatibili con la dottrina della Chiesa.
Nel corso della sua attività pubblica la sua voce ebbe rilevanza anche nella sfera politica: la sua capacità di dialogo con esponenti del mondo politico e la sua influenza sulle scelte dei cattolici italiani lo resero spesso punto di riferimento per chi cercava una linea chiara tra fede e impegno civile. Questo ruolo lo fece percepire talvolta come una sorta di figura di peso nei corridoi del potere, capace di tessere alleanze e indirizzi culturali.
Rapporti con i pontefici e con la gerarchia
Ruini mantenne legami stretti con Giovanni Paolo II e successivamente con Benedetto XVI, ricevendo incarichi di fiducia che sottolinearono la stima reciproca. Anche da emerito, la sua voce restò ascoltata nella gerarchia ecclesiastica e negli ambienti culturali cattolici: le sue analisi e i suoi giudizi sui pontefici successivi sono stati spesso oggetto di attenzione e dibattito pubblico.
La presa di posizione del presidente della Conferenza episcopale italiana al momento della sua morte ha sottolineato la totale dedizione di Ruini al servizio del Vangelo e alla Chiesa di Roma, ricordando la sua intelligenza pastorale e la capacità di interpretare la fede nel contesto storico e sociale italiano. Il motto episcopale di Ruini, Veritas liberabit nosè stato richiamato come sintesi del suo impegno: cercare la verità capace di guidare la vita ecclesiale e pubblica.
Nel privato, gli anni da emerito lo videro vivere nella residenza collegiale romana, assistito da collaboratori di lunga data. Anche negli ultimi anni non mancavano scambi con personalità politiche e istituzionali, e un dialogo rispettoso con leader della comunità nazionale. La scomparsa del cardinale Ruini chiude un capitolo storico della Chiesa italiana, segnato da una lunga attività amministrativa, pastorale e culturale che ha lasciato un’impronta duratura.



