L’idea che l’invecchiamento sia inevitabilmente associato a un declino fisico e mentale è un luogo comune che la scienza sta mettendo in discussione. Uno studio recente ha rivelato che quasi un over 65 su due può migliorare le proprie prestazioni cognitive e fisiche, sfatando il mito della senescenza come fase di inevitabile decadimento.
Non si tratta di una fantasia, ma di un fenomeno documentato. La ricerca condotta dall’Università di Yale, pubblicata su Geriatrics e coordinata da Becca R. Levy, ha analizzato i dati di oltre 11.000 partecipanti, dimostrando che il 45% degli anziani ha mostrato miglioramenti significativi in almeno una delle due aree esaminate.
Le convinzioni personali influenzano il benessere
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che le convinzioni personali sulla senescenza giocano un ruolo cruciale nel determinare il percorso di longevità in salute. Secondo la teoria dell’incarnazione degli stereotipi di Levy, gli stereotipi legati all’età, assimilati attraverso la società, possono avere effetti biologici misurabili.
Chi si convince che l’invecchiamento sia una fase negativa tende a manifestare una memoria più debole, una velocità di deambulazione inferiore e un aumento del rischio cardiovascolare. Al contrario, chi vive la terza età in modo positivo ha maggiori probabilità di migliorare sia le prestazioni cognitive che la velocità di deambulazione.
La resilienza psicologica come risorsa fondamentale
Dario Leosco, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, sottolinea l’importanza della resilienza psicologica. La capacità di adattarsi alle sfide dell’invecchiamento, mantenere un atteggiamento positivo e coltivare la flessibilità cognitiva può contribuire a costruire percorsi di senescenza più attivi e salutari.
“La longevità in salute non dipende esclusivamente da fattori genetici o medici, ma anche dalla qualità del nostro atteggiamento mentale verso l’invecchiamento”, afferma Leosco. Coltivare resilienza, flessibilità cognitiva, senso di autoefficacia e aspettative positive può fare la differenza.
Esempi di longevità attiva
Non sono solo i dati a parlare, ma anche le storie di persone come Bill Kober, un 98enne che ogni giorno esegue 40 flessioni sulle braccia. Bill, residente a Woodbridge nel Suffolk, pratica anche pilates e ha recentemente imparato a eseguire la posizione del “corvo”.
“Voglio mantenermi il più in forma possibile”, racconta Bill alla BBC. I piegamenti possono migliorare la forza della parte superiore del corpo, la stabilità e la forza del cuore, aiutando a svolgere meglio le attività quotidiane. Il segreto di Bill? Una buona schiena dritta che gli permette di avere glutei ben contratti.
Il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) raccomanda agli adulti dai 65 anni in su di essere fisicamente attivi ogni giorno e di praticare attività che migliorino forza, equilibrio e flessibilità almeno due giorni a settimana. Praticare regolarmente attività fisica può ridurre il rischio di gravi patologie e abbassare fino al 30% il rischio di morte prematura.
Con il giusto atteggiamento mentale e un po’ di attività fisica, è possibile migliorare le proprie prestazioni cognitive e fisiche anche nella terza età.



