Il fragile quadro negoziale tra Stati Uniti e Iran è stato scosso da nuovi scontri nel sud del Libano che hanno provocato un aumento significativo delle vittime e determinato il rinvio dei colloqui previsti in Svizzera. I mediatori hanno sospeso l’incontro programmato al Bürgenstock, mentre sul terreno continuano raid, sorvoli di droni e scambi d’artiglieria che hanno causato numerose perdite tra civili e combattenti.
Le autorità libanesi hanno registrato almeno 47 morti in una singola giornata di ostilità e centinaia di feriti e sfollati. Parallelamente, le parti coinvolte hanno annunciato un cessate il fuoco che però convive con dichiarazioni di mantenimento del diritto di risposta e con l’ambigua affermazione di Israele di conservare libertà d’azione in determinate aree.
Rinvio dei colloqui Usa-Iran e negoziatori al lavoro
I colloqui multilaterali in Svizzera tra delegazioni degli Stati Uniti e dell’Iran, con la partecipazione di Paesi terzi come Qatar e Pakistan, sono stati rinviati a data da destinarsi. Il trasferimento del processo negoziale è stato motivato, tra l’altro, dalla ripresa delle ostilità in Libano: l’escalation ha sollevato richieste da parte iraniana di garanzie sul rispetto degli accordi, in particolare sulla cessazione delle operazioni in territorio libanese.
Il rinvio ha visto i mediatori lavorare per trovare una nuova finestra temporale; nel frattempo le dichiarazioni pubbliche dei leader hanno messo in luce tensioni politiche. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di aver sollecitato Tel Aviv a concordare una tregua con Hezbollah, descrivendo tale richiesta come un passo positivo per il processo di pace.
Il bilancio dei combattimenti e le ripercussioni nel Libano meridionale
Nel sud del Libano sono stati segnalati raid aerei israeliani su diverse località, tra cui il centro di Sejoud, oltre a sorvoli di droni su villaggi nei pressi di Tiro e a intensi colpi di artiglieria nella zona di Nabatiyeh. Le autorità sanitarie locali hanno indicato che quel giorno il numero dei morti è salito ad almeno 47con decine di feriti; a questi si erano sommati i 28 decessi registrati nella giornata precedente, portando a un totale significativo di vittime in poche ore.
Da parte israeliana, è stata confermata la morte di quattro militari durante un attacco notturno attribuito a Hezbollah nel sud del Libano; tra loro c’era il comandante di un battaglione corazzato. Le Forze di Difesa israeliane hanno inoltre dichiarato di aver colpito numerosi obiettivi ritenuti collegati a Hezbollah, segnalando centinaia di bersagli attaccati in più riprese.
Reazioni regionali e dichiarazioni ufficiali
Il Ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi definendoli atti terroristici e ha avvertito sulle possibili conseguenze di ulteriori escalation, mentre i negoziatori coinvolti nel processo di pace hanno intensificato i contatti per evitare il collasso dell’intesa. A livello europeo, è stata espressa preoccupazione per le continue violazioni del cessate il fuoco e per l’impatto sui civili.
Misure nello Stretto di Hormuz e considerazioni strategiche
In parallelo alla crisi libanese, l’Iran ha introdotto procedure supplementari per il transito nello Stretto di Hormuz: le navi devono ora presentare richiesta di attraversamento con almeno 48 ore di anticipo e coordinarsi con le autorità locali a causa della presenza di ordigni navali; per un periodo definito le tariffe saranno coperte dal governo iraniano. Questa misura ha implicazioni pratiche per la navigazione commerciale e per la logistica petrolifera nella regione.
Nel dibattito politico, alcuni leader hanno giudicato l’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran come insufficiente rispetto agli interessi di Israele, in particolare per quanto riguarda il controllo dell’arsenale missilistico iraniano e il sostegno di Teheran a milizie regionali. Da parte israeliana sono arrivate critiche sulla possibilità che l’intesa riduca le opzioni operative di Tel Aviv in Libano, mentre altri attori hanno sottolineato il rischio che fondi sbloccati possano rafforzare le capacità degli attori non statali.
Rischio di ripresa delle ostilità e ruolo dei mediatori
Nonostante l’annuncio di una tregua entrata in vigore in un orario stabilito, le parti mantengono condizioni che possono far ripartire i combattimenti: Israele dichiara di volere eliminare tunnel e centri di comando, mentre Hezbollah ribadisce che rispetterà la tregua solo se Israele la rispetterà a sua volta, riservandosi il diritto di rispondere a nuovi attacchi. I mediatori internazionali restano impegnati nel tentativo di ricondurre le parti al tavolo, ma il quadro resta estremamente volatile.



