L’11 agosto, in onore di Santa Chiara d’Assisi, Napoli celebra una tradizione culinaria che affonda le radici nella storia e nella spiritualità. Il gattò di Santa Chiara un piatto che unisce la semplicità contadina alla raffinatezza della cucina conventuale, è un simbolo della ricchezza gastronomica partenopea.
Questo sformato di patate, arricchito con salumi e formaggi, racconta una storia di incontri culturali e tradizioni che si intrecciano. Nato intorno al monastero di Santa Chiara a Napoli, il gattò è un esempio di come la cucina possa essere un ponte tra passato e presente, tra spiritualità e convivialità.
Le origini del gattò di Santa Chiara
La storia del gattò di Santa Chiara è un intreccio di leggende e fatti storici. Il nome stesso del piatto deriva dal francese gâteau che significa torta, e risale al Settecento quando, con l’arrivo di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena alla corte borbonica, Napoli vide l’introduzione di nuove tecniche culinarie da parte dei monsù i cuochi francesi.
Il monastero di Santa Chiara a Napoli, fondato nel 1340 e ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è il luogo dove, secondo la tradizione, le monache preparavano questo piatto per la festa dell’11 agosto. Il gattò, un tempo preparato con sugna (strutto), oggi può essere realizzato con burro o olio extravergine d’oliva, mantenendo la sua consistenza morbida e la caratteristica crosticina dorata.
Gli ingredienti e la preparazione
La ricetta tradizionale del gattò di Santa Chiara prevede l’uso di patate, provola, mozzarella, burro, parmigiano, prosciutto cotto, salame, uova, prezzemolo, latte, pangrattato e strutto. Le patate, lessate e schiacciate, vengono mescolate con gli altri ingredienti per creare un composto omogeneo.
Una teglia viene unta con strutto o olio e cosparsa di pangrattato. Il composto di patate viene distribuito sul fondo, coperto da uno strato di provola e mozzarella, e poi ricoperto con il resto del composto. La superficie viene livellata e spolverata con pangrattato e, nella versione tradizionale, con qualche fiocchetto di sugna. Il gattò viene cotto in forno a 180°C per 30-45 minuti, finché la superficie non sarà ben dorata.
La cucina beneventana: un viaggio tra sapori e tradizioni
La Campania è una terra di sapori unici, e Benevento, con il suo patrimonio storico e artistico, offre una cucina genuina e ricca di carattere. La gastronomia beneventana affonda le radici nella tradizione contadina e valorizza gli ingredienti locali, trasformandoli in piatti sostanziosi e ricchi di gusto.
Tra le specialità del territorio spiccano il cardone una zuppa natalizia a base di cardo, polpette di carne, uova e formaggio, e gli ammugliatelli involtini di interiora di agnello cotti alla brace o in umido. I cicatielli di Benevento una pasta fresca simile ai cavatelli, sono perfetti per sughi corposi e saporiti.
Dove gustare le specialità beneventane
Per scoprire le delizie della cucina beneventana, è possibile visitare trattorie e osterie locali come la Locanda Scialapopolo la Trattoria Il Cinghiale e l’Osteria Sapori di Corte dove la tradizione incontra l’accoglienza tipica del territorio.
La Notte di San Lorenzo e i piatti della tradizione contadina
La Notte di San Lorenzo, il 10 agosto, è un momento di forte connessione tra cielo e terra. Un tempo, questa data segnava la fine dei grandi lavori nei campi e la convivialità era il vero protagonista della serata. I piatti della tradizione contadina, semplici e sostanziosi, erano preparati in anticipo per essere gustati all’aperto.
Tra i piatti tradizionali troviamo i maccheroni conditi con sughi semplici di pomodoro fresco e ricotta salata, la panzanella toscana, un’insalata di pane raffermo, pomodori, cetrioli e cipolla rossa, e la parmigiana fredda preparata al mattino e gustata a temperatura ambiente sotto le stelle.
Oggi, la tendenza del picnic gourmet e dello snackpacking domina le scelte dei più giovani. Per la notte di San Lorenzo, i cestini da picnic sono riempiti con salumi e formaggi Dop, finger food della tradizione e frutta di stagione, accompagnati da vini leggeri e bollicine autoctone.



