La storia di Giuseppina Martin, una donna di 67 anni, ha commosso l’Italia. Assolta per incapacità di intendere e volere Giuseppina ha ucciso la madre, Mirella Del Puglia, di 93 anni, malata di Alzheimer, soffocandola con un foulard. La Corte d’Assise di Arezzo ha riconosciuto che al momento del fatto, Giuseppina non era in grado di comprendere appieno le proprie azioni.
Le parole di Giuseppina in aula sono state toccanti: “Ancora non mi rendo conto di ciò che è successo e chiedo scusa alla mia famiglia. Spero che un giorno mia madre da lassù possa perdonarmi. Io non riesco a farlo”.
Il dramma dell’accudimento e la malattia di Alzheimer
Giuseppina aveva dedicato anni della sua vita a prendersi cura della madre, affetta da Alzheimer. La malattia, con il suo progressivo aggravarsi, aveva reso l’accudimento sempre più pesante. Alla fine di, un guasto elettrico nell’abitazione della madre aveva costretto Mirella a trasferirsi a casa della figlia, nei pressi di Arezzo.
Le condizioni di Mirella peggiorarono ulteriormente, e le continue necessità di assistenza, unite alle frequenti interruzioni del sonno, ebbero un forte impatto sull’equilibrio psicofisico di Giuseppina. La donna aveva cercato più volte sostegno, senza riuscire a ottenere un posto in una struttura residenziale per la madre né un aiuto economico per affrontare il peso dell’accudimento.
La notte tra l’8 e il 9
La tragedia avvenne nella notte tra l’8 e il 9. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Giuseppina uccise la madre mentre dormiva. La Procura aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione, sostenendo l’esistenza di un vizio parziale di mente ma la Corte ha accolto la tesi difensiva, disponendo l’assoluzione.
Dopo aver commesso il delitto, Giuseppina contattò immediatamente le forze dell’ordine confessando ciò che aveva fatto. Durante il processo, la perizia psichiatrica evidenziò come, al momento dei fatti, la donna si trovasse in uno stato di coscienza gravemente compromesso, determinato dall’accumulo di molteplici eventi stressanti.
La difesa e la sentenza
La difesa, sostenuta dall’avvocato Alessia Ariano, ha dimostrato che non c’era stata una consapevole volontà omicidiaria. “C’è grande soddisfazione – ha spiegato il legale della difesa – perché siamo riusciti a dimostrare ciò che avevamo sempre sostenuto. Non c’è mai stata una consapevole volontà omicidiaria. Il nostro consulente ha parlato di una vera e propria dissociazione dalla realtà, un disturbo da stress post-traumatico che si è sviluppato nella mia assistita al momento del fatto.”
L’avvocato Ariano ha aggiunto: “Quando si tratta di gesti estremi commessi da persone che niente hanno a che fare con il crimine, viene da pensare che in questa vicenda sia mancato il sostegno delle istituzioni, perché la Martin ha dedicato notte e giorno all’accudimento dell’anziana madre. Per questo siamo di fronte ad una patologia, che non è assolutamente un espediente difensivo, ma è stata dimostrata con i fatti.”
La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Annamaria Loprete, ha riconosciuto l’incapacità di intendere e volere di Giuseppina, assolta completamente. Il pubblico ministero Giorgio Martano aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione, ma la Corte ha sposato la tesi della difesa.
Adesso dovranno trascorrere 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Soltanto tra tre mesi,



