Il trattamento di reversibilità rappresenta il sostegno economico spettante ai superstiti di un pensionato deceduto. Molti credono che il divorzio escluda automaticamente questo diritto, ma la normativa prevede casi in cui l’ex coniuge può ancora accedervi, a patto di rispettare condizioni precise.
Requisiti essenziali per l’ex coniuge divorziato
Secondo l’articolo 9 della legge n. 898/1970, per accedere alla pensione di reversibilità l’ex coniuge deve dimostrare tre elementi chiave: 1) la titolarità di un assegno divorzile continuativo, previsto dall’articolo 5 della stessa legge; 2) l’assenza di un nuovo matrimonio al momento della domanda; 3) che il rapporto assicurativo del defunto sia iniziato prima della sentenza di scioglimento. Inoltre, devono essere soddisfatti i requisiti contributivi tipici di ogni prestazione pensionistica.
Che cosa è l’assegno divorzile e perché conta
L’assegno divorzile è il compenso periodico stabilito da giudice o da accordo tra le parti; non è assimilabile al mantenimento dei figli né al sostegno provvisorio. Se l’assegno è stato pagato in un’unica soluzione, ai sensi del comma 8 dell’articolo 5, la titolarità periodica manca e, 22434/2018. Anche una semplice intesa informale non equivale a titolo valido.
Ripartizione con un coniuge superstite
Quando il defunto si era risposato, il nuovo coniuge ha anch’egli diritto alla pensione. In tal caso, il terzo comma dell’articolo 9 prevede l’intervento del tribunale per suddividere la quota spettante all’ex coniuge. La divisione non avviene automaticamente in proporzione agli anni di matrimonio, ma tiene conto di esigenze economiche concrete e della durata complessiva dei due rapporti coniugali, come ribadito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 419/1999.
Esempio pratico di concorso tra due superstiti
Supponiamo che il pensionato sia deceduto dopo aver vissuto 12 anni con il secondo coniuge e 8 anni con l’ex. Il tribunale valuterà entrambe le situazioni, ma non si limiterà a un calcolo matematico puramente lineare; potranno influire fattori come l’ammontare dell’assegno divorzile, l’età dei superstiti e la presenza di eventuali altre fonti di reddito.
Adeguamento della pensione di reversibilità nel 2027
Dal 1 gennaio 2027 è previsto un aggiornamento annuale dei redditi erogati dall’INPS, in linea con l’inflazione. L’adeguamento interesserà tutti i pensionati, compresi i beneficiari di reversibilità, ma la variazione non è uniforme: chi percepisce un assegno legato a percentuali o a criteri familiari potrebbe vedere un aumento diverso rispetto a chi riceve una somma fissa. Il nuovo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso in autunno, definirà le percentuali precise.
Come calcolare l’incremento previsto
Per una pensione di reversibilità basata su una percentuale del trattamento di origine, l’adeguamento seguirà la stessa percentuale di crescita del pensionato titolare. Quando, invece, la prestazione è determinata da una quota fissa, l’aumento sarà pari al coefficiente di rivalutazione fissato dal decreto. È fondamentale distinguere questi due sistemi per capire l’impatto concreto sul proprio cedolino.
Qualora ci fossero più superstiti, la quota di spetta sarà stabilita dal giudice, tenendo conto di molteplici fattori. Infine, a partire dal 2027, tutti i beneficiari dovranno tenere presente l’adeguamento legato all’inflazione, che potrà incidere in maniera diversa a seconda della modalità di calcolo della loro prestazione.



