Il futuro dell’ex Ilva è in bilico tra crisi occupazionale e necessità di tutela ambientale. La sentenza della Corte d’Appello di Milano, che ha ordinato lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro novanta giorni, ha acceso l’allarme in tutto il settore, preoccupato per le ricadute che la decisione potrebbe avere sull’intera filiera dell’acciaio.
La decisione dei giudici pesa anche sulla vendita dell’ex Ilva. Jindal resta interessata all’acquisizione, ma lo stop all’area a caldo potrebbe rallentare l’operazione e richiedere nuove valutazioni sul futuro degli impianti, dopo anni segnati dalle difficoltà della gestione ArcelorMittal.
Il tavolo tecnico di Roma e le richieste dei sindacati
Da lunedì 27 luglio è iniziato il conto alla rovescia per il futuro della siderurgia italiana. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico a partire da martedì 4 agosto con i rappresentanti di Confindustria, Federacciai e Federmeccanica. L’obiettivo sarà quello di mettere in fila le richieste necessarie per salvaguardare la siderurgia e l’ex Ilva in Italia.
I sindacati porteranno le proposte avanzate nell’assemblea di ieri: misure straordinarie per la continuità occupazionale e salariale insieme all’estensione dei benefici previdenziali da amianto, al prepensionamento, ai lavori usuranti, all’incentivo all’esodo e la prospettiva industriale legata ad un processo di decarbonizzazione attraverso l’intervento pubblico.
Le proposte dei sindacati
Per i sindacati, «14 anni di decreti d’urgenza, senza un minimo di politiche industriali, ha portato ad una serie d’interventi da parte della Magistratura che indubbiamente partono da lontano e soprattutto non hanno trovato le giuste soluzioni al dramma che la città vive ormai da anni costretta a dover scegliere tra lavoro e salute. È giunto il tempo di dare risposte ai lavoratori e alla città».
Cornigliano: il dibattito tra occupazione e tutela della salute
Lo stabilimento siderurgico di Genova Cornigliano rappresenta un presidio strategico per l’industria e l’occupazione, ma la sua vicinanza ai quartieri residenziali continua ad alimentare il dibattito sull’impatto ambientale dell’impianto e sulle possibili ricadute per la salute dei cittadini.
Giorgio Zucchi, vicepresidente del Comitato Cornigliano per la città, sostiene che «la dicotomia tra il diritto alla salute e quello al lavoro nasce da lontano, dagli anni Ottanta, se non prima. È una contrapposizione che oggi, francamente, non dovrebbe più esistere. L’alternativa tra salute e lavoro, almeno nei Paesi occidentali e ancor più in quelli dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), non ha più motivo di essere riproposta, perché prima di tutto viene la salute e poi il lavoro».
Tra la necessità di mantenere una filiera strategica per il Paese e le richieste di maggiori tutele ambientali e sanitarie, la sfida sarà trovare un equilibrio capace di coniugare sviluppo industriale, occupazione e salute dei cittadini.
Le ricadute sulla vendita dell’ex Ilva
La sentenza della Corte d’Appello di Milano ha modificato il perimetro e l’oggetto della procedura di vendita di Acciaierie d’Italia, concentrandola sulla sola lavorazione a freddo. Questo potrebbe suscitare l’interesse e la partecipazione di altri gruppi anche nazionali che in precedenza non erano interessati all’area a caldo, ma purtroppo allunga ulteriormente i tempi di definizione della vertenza.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha fatto appello alla possibilità che si crei una cordata di italiani per il nuovo bando. La presenza di italiani in cordata sarebbe affiancata da una partecipazione dello Stato alla newco a garanzia del progetto di rilancio. Alla finestra possono rientrare diversi player: da Arvedi a Marcegaglia, quest’ultima per esempio già interessata a rilevare i tubifici del gruppo. Ma anche Danieli che ha lavorato al piano con gli americani di Flacks.
La sindaca di Genova Silvia Salis e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci hanno ribadito le loro preoccupazioni: “Lo stabilimento di Cornigliano rappresenta un asset strategico per la siderurgia italiana e che la tutela dell’occupazione e della continuità produttiva del sito devono restare priorità assolute”.



