Quando i prezzi al consumo aumentano, il reddito di molte famiglie cresce di registro per cercare di tenere il passo con la vita quotidiana. Tuttavia, se la struttura delle imposte non segue l’inflazione la parte aggiuntiva di stipendio o pensione può finire sotto un nuovo scaglione dell’Irpef. Il risultato è una diminuzione del potere d’acquisto reale, anche se sulla busta paga il numero è più alto: è ciò che gli esperti chiamano fiscal drag una sorta di tassa invisibile che si attiva automaticamente.
Come funziona il fiscal drag
Il meccanismo nasce dal fatto che le fasce di tassazione e le detrazioni sono fissate in valore assoluto e non vengono aggiornate automaticamente con l’indice dei prezzi. Se l’inflazione è del 6% in due anni, un lavoratore con un salario di 30.000 € passa a 31.800 €, ma il suo reddito imponibile può spostarsi nel prossimo scaglione, dove l’aliquota è più alta. In parole semplici, una parte del rialzo nominale viene “ingoiata” dall’imposta.
Scaglioni Irpef e detrazioni statiche
Le soglie di reddito che definiscono gli scaglioni non subiscono adeguamenti automatici, mentre le detrazioni fiscali – per figli, lavoro dipendente o spese mediche – rimangono ancorate a valori pre-inflazionistici. Questo sbilanciamento crea un prelievo fiscale extra che si accumula anno dopo anno. Quando l’inflazione supera il 5%, la differenza tra il nuovo reddito e la soglia precedente può tradursi in milioni di euro di reddito aggiuntivo tassato.
Stime per il biennio 2026-2027
Le ultime simulazioni basate sulle previsioni della Banca d’Italia indicano tre scenari distinti. Nel caso medio, con un inflazione annuale del 3,1% nel 2026 e del 2% nel 2027 (cumulata al 5,2%), il fiscal drag dovrebbe generare circa 8,1 miliardi di euro di prelievo aggiuntivo. Se l’inflazione sale al 6% cumulato, la perdita sale a 9,35 miliardi. Lo scenario più severo, con un aumento cumulato dell’8,2%, porta il totale a 12,74 miliardi di cui quasi 9 miliardi graverebbero sui lavoratori dipendenti e quasi 4 miliardi sui pensionati.
Distribuzione tra dipendenti e pensionati
Nel modello centrale, circa 6 miliardi di questi € saranno sostenuti dai salari, mentre 2 miliardi interesseranno le pensioni. L’Irpef progressiva è la causa principale, perché colpisce i redditi più alti con aliquote maggiori, mentre i regimi di tassazione forfettaria o la flat tax rimangono parzialmente immuni.
Chi è più colpito dal fiscal drag
I soggetti più vulnerabili sono quelli soggetti alla progressività dell’Irpef: lavoratori dipendenti che vedono aumentare il proprio stipendio per tenere il passo con l’inflazione e pensionati che ricevono adeguamenti automatici dei loro assegni. In entrambi i casi, l’aumento nominale può finire di netto sotto un’ondata di imposte più elevate. Inoltre, gli economisti hanno evidenziato che il ritardo nei rinnovi contrattuali amplifica il problema: ogni mese senza adeguamento salariale riduce il salario reale e, contemporaneamente, diminuisce il costo del lavoro per le imprese, creando un incentivo a posticipare gli adeguamenti.
La consapevolezza di questo meccanismo è fondamentale per capire perché, nonostante l’assenza di nuovi aumenti di aliquota, il prelievo complessivo può crescere in maniera considerevole.



