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5 Luglio 2026

Paolo Crepet analizza le difficoltà di Jannik Sinner e il mito della perfezione

Jannik Sinner affronta un momento di crisi fisica e psicologica. Paolo Crepet riflette sul significato di queste difficoltà per il campione e per i giovani.

Paolo Crepet analizza le difficoltà di Jannik Sinner e il mito della perfezione

Jannik Sinner, il numero uno del tennis mondiale, sta vivendo un periodo di grande pressione e difficoltà. Le recenti performance, segnate da crisi fisiche e psicologiche, hanno acceso un dibattito sul mito della perfezione e sulla necessità di accettare i propri limiti. Lo psichiatra Paolo Crepet ha analizzato questa situazione, sottolineando come la fragilità possa essere un’opportunità di crescita.

Crepet ha spiegato che Sinner ha sofferto un eccesso di pressione, un fenomeno che può colpire chiunque, soprattutto chi è chiamato a confermarsi ai massimi livelli. Le difficoltà emerse durante il Roland Garros di Parigi hanno mostrato un atleta che ha dovuto confrontarsi con i limiti del proprio corpo e con il peso delle aspettative. Questo momento di crisi, secondo Crepet, è un’opportunità per Sinner di maturare e diventare ancora più forte.

La pressione sociale e il mito della perfezione

La pressione sociale ha contribuito a creare una narrazione quasi perfetta intorno a Sinner, trasformandolo in un simbolo di invincibilità. Tuttavia, è proprio questa immagine di perfezione che può diventare un peso insostenibile. Crepet ha sottolineato che il mito della perfezione è fragile e che accettare i propri limiti è fondamentale per la crescita personale e professionale.

“Solo gli stupidi possono indicare ai giovani il mito della perfezione. Il mito è fragile. Non debole, attenzione: fragile. A questo ragazzo di cui parla tutta Italia, in fondo, non è successo nulla di drammatico: è semplicemente accaduta la vita”, ha affermato Crepet. Questo concetto è stato ulteriormente sviluppato con un riferimento a Carl Jung: “Là dove cadi, nasce un albero”. Ogni difficoltà, infatti, obbliga a fermarsi, comprendere cosa è successo e ripartire con strumenti nuovi.

Il coping e la crescita personale

Crepet ha parlato del concetto di coping cioè l’insieme delle strategie cognitive e comportamentali con cui una persona affronta situazioni di forte stress. Sinner ha imparato a conoscere quella parte di sé che emerge nei momenti di difficoltà, un passaggio di crescita che lo rende più consapevole e forte. “Quello che è accaduto forse lo rende più guardingo, di certo non più debole. E lo aiuta a maturare. Non è più un ragazzo, è un uomo”, ha aggiunto Crepet.

Questa riflessione è stata estesa anche a Carlos Alcaraz, un altro giovane campione che sta affrontando difficoltà fisiche. Crepet ha sottolineato come entrambi i giocatori stiano costruendo una storia intrecciata, alimentando ciò che noi vogliamo dallo sport: più bravi, più intelligenti, più vincenti, più perfetti. Tuttavia, è proprio l’imperfezione che spalanca il cambiamento e l’evoluzione.

Il messaggio ai giovani

Partendo dall’esempio di Sinner, Crepet lancia un messaggio ai giovani, invitandoli a liberarsi dal mito della perfezione. “La perfezione lasciamola ai computer. Non ci piace, non ci interessa. Viva i fantasmi. Sinner diventerà ancora più grande grazie ai suoi fantasmi”, ha concluso Crepet.

Questa riflessione è particolarmente rilevante in un’epoca in cui la pressione sociale e i social media possono amplificare il senso di inadeguatezza. Accettare le proprie fragilità e imparare a gestirle è un passo fondamentale per la crescita personale e professionale, non solo nello sport ma in ogni ambito della vita.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.