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9 Settembre 2026

Riforme pensionistiche 2027: requisiti, aumenti e nuove opportunità di uscita

Nel 2027, le pensioni subiranno importanti cambiamenti. Scopri come potrebbero influenzare il tuo futuro e cosa fare per prepararti.

Riforme pensionistiche 2027: requisiti, aumenti e nuove opportunità di uscita

Le pensioni sono sempre al centro del dibattito politico e sociale, e il 2027 non fa eccezione. Con l’avvicinarsi della prossima manovra di bilancio, sono diverse le novità che potrebbero influenzare il futuro dei lavoratori italiani. Tra queste, l’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi, nuove opportunità di uscita anticipata e modifiche alle pensioni minime.

In questo articolo, esploreremo le principali novità previste per il 2027, analizzando come potrebbero influenzare i lavoratori e cosa fare per prepararsi al meglio.

Aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata

Dal 1° gennaio 2027, è previsto un aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata, legato all’adeguamento alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia passerà da 67 anni a 67 anni e un mese, mentre per la pensione anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028, l’aumento complessivo dovrebbe arrivare a tre mesi.

Tuttavia, la maggioranza sta valutando diverse ipotesi per limitare o modificare gli effetti di questo scatto. Tra queste, la possibilità di bloccare il mese aggiuntivo previsto nel 2027, un intervento che avrebbe un costo di circa 1,1 miliardi di euro. Inoltre, sono in discussione nuove forme di uscita volontaria a 64 anni, che potrebbero essere estese ai lavoratori con contributi versati prima del 1996.

Nuove opportunità di uscita a 64 anni

La proposta prevede il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, offrendo maggiore libertà di lasciare il lavoro prima, ma con una pensione più bassa rispetto a quella calcolata con le regole ordinarie. Tuttavia, restano da definire due aspetti centrali: l’anzianità contributiva minima richiesta e la soglia dell’assegno necessaria per accedere alla misura.

Questa ipotesi sarebbe diversa dall’attuale pensione anticipata contributiva, che già consente l’uscita intorno ai 64 anni ma solo ai lavoratori interamente nel sistema contributivo. L’obiettivo sarebbe allargare questa possibilità anche a chi rientra nel sistema misto.

Quota 41 e Ape sociale: le altre novità in discussione

Tra le ipotesi per le pensioni 2027 continua a circolare anche Quota 41 cioè la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia, al momento non ci sarebbe ancora un progetto tecnico definito né una copertura finanziaria individuata.

Un altro nodo riguarda l’Ape sociale prorogata fino al 31 dicembre 2026. La misura permette l’uscita da 63 anni e cinque mesi per alcune categorie tutelate, tra cui disoccupati, caregiver, invalidi e lavoratori addetti a mansioni gravose. La manovra dovrà decidere se confermare questo canale anche nel 2027.

Aumento delle pensioni minime

Sul fronte degli importi, il governo continua a lavorare sull’aumento delle pensioni minime. L’obiettivo politico è una crescita verso 700-800 euro. Nel 2026, il trattamento minimo Inps è pari a 611,85 euro mensili, a cui possono aggiungersi maggiorazioni e incrementi legati al reddito. Un aumento generalizzato fino a 700 o 800 euro avrebbe un impatto finanziario rilevante e potrebbe richiedere un percorso graduale.

Dal 2027, le pensioni potrebbero essere leggermente più alte grazie alla perequazione, ovvero il meccanismo che adegua gli assegni previdenziali all’inflazione. Le pensioni minime potrebbero raggiungere fino a quasi 630 euro al mese, con un aumento di circa 17 euro mensili, pari a 222,69 euro in più all’anno su 13 mensilità.

Il fondo previdenziale per i giovani

Tra le ipotesi in discussione c’è anche un fondo previdenziale aperto alla nascita. Si starebbe lavorando con l’Inps a un meccanismo basato su un piccolo versamento pubblico iniziale, da integrare poi con contributi volontari della famiglia e, in futuro, dello stesso beneficiario. L’obiettivo sarebbe affiancare alla previdenza pubblica una forma integrativa fin dall’infanzia.

La misura nasce in un contesto segnato da denatalità, carriere discontinue e maggiore incertezza sul rapporto tra contributi versati e pensioni future. Per questo, la previdenza integrativa viene indicata come uno degli strumenti utili per rafforzare la copertura economica nel lungo periodo.

È fondamentale stare aggiornati sulle novità e valutare attentamente le diverse opportunità per pianificare al meglio il proprio futuro previdenziale.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.