L’estate 2026 ha visto temperature record che hanno influenzato non solo la vita quotidiana degli italiani, ma anche le loro abitudini di viaggio. Con l’arrivo di settembre, molti connazionali stanno scegliendo di prolungare le vacanze, optando per destinazioni più fresche e meno affollate. Le mete preferite rimangono quelle del Mediterraneo con l’Italia, la Spagna e la Francia in testa alle preferenze.
Le destinazioni più gettonate
Secondo i dati raccolti, sette prenotazioni su dieci riguardano viaggi a breve raggio. Il 23% degli italiani ha scelto mete turistiche italiane, mentre il 20% ha optato per la Spagna e il 7% per la Francia. Tra le regioni italiane più richieste ci sono la Sardegna la Sicilia la Calabria e la Puglia.
Il caldo sposta le date delle vacanze
Le temperature elevate registrate nel 2026 hanno spinto molti a rimandare le partenze a settembre, per evitare il caldo asfissiante degli ultimi mesi. Nonostante la quinta ondata di calore, che ha visto picchi superiori a 40 gradi in numerose città del Centro-Sud, le temperature dovrebbero calare sensibilmente dalla fine di agosto, rendendo le giornate più vivibili.
Le date preferite per partire
Tra gli italiani che viaggeranno a settembre, il 28% ha fissato la partenza nella settimana del 30 agosto il 25% in quella del 6 settembre e il 22% nella settimana successiva. La maggior parte delle prenotazioni è stata fatta con due o tre mesi di anticipo, mostrando una pianificazione accurata delle vacanze.
Il caro prezzi e l’impatto sul turismo
Nei mesi di luglio e agosto 2026, i flussi turistici in Italia hanno generato una spesa complessiva di 20,4 miliardi di euro di cui 541 milioni riconducibili esclusivamente all’aumento dei prezzi. Questo rappresenta un incremento significativo rispetto all’estate precedente, con una spesa media aggiuntiva di 2,86 euro per ogni pernottamento e 12,50 euro per soggiorno.
L’inflazione turistica
L’indice nazionale dei prezzi al consumo turistico per l’intera collettività (Nict) ha registrato nel mese di luglio 2026 una crescita del 2,6% su base annua. Questo valore, sebbene inferiore al 2,9% dell’indice generale dei prezzi al consumo, indica comunque un aumento dei costi per i turisti. Le presenze stimate nei due mesi si attestano a 188,8 milioni di pernottamenti generati da 43,3 milioni di arrivi.
La destagionalizzazione del turismo
Il cambiamento nelle abitudini di viaggio non implica necessariamente meno turismo nel Mediterraneo, ma piuttosto una diversa distribuzione nel corso dell’anno. Primavera e autunno stanno acquisendo un peso sempre maggiore, mentre luglio e agosto diventano meno centrali per alcune fasce di viaggiatori. Questo spostamento può alleggerire i picchi di affollamento e distribuire meglio le presenze, i consumi e il lavoro nel settore turistico.
Il caldo record e l’aumento dei prezzi stanno influenzando le scelte degli italiani, che cercano soluzioni più fresche e meno costose per godersi l’ultima parte dell’estate.



