Salta al contenuto
9 Luglio 2026

Avvelenamento con ricina: aggiornamenti sull’inchiesta e indagati

L'inchiesta sull'avvelenamento con ricina di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara a Pietracatella sta prendendo una nuova direzione con tre sospettati e indizi cruciali.

Avvelenamento con ricina: aggiornamenti sull'inchiesta e indagati

L’indagine sull’avvelenamento con ricina di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara a Pietracatella ha compiuto passi significativi. Dopo mesi di accertamenti, gli investigatori stanno restringendo il campo dei sospettati e approfondendo nuove piste che potrebbero rivelarsi decisive. Tra queste, un viaggio all’estero e la geolocalizzazione delle piante di ricino nel territorio.

Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino stanno collaborando con i consulenti italiani per analizzare i campioni biologici e gli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita. Questo lavoro congiunto sta portando nuove luci su un caso che ha scosso l’opinione pubblica.

Tre sospettati e nuovi testimoni

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su tre presunti sospettati: due donne e un uomo. Tuttavia, è stato precisato che saranno le prove scientifiche a stabilire eventuali responsabilità. Negli ultimi giorni, diverse persone sono state ascoltate presso la Questura di Campobasso, tra cui un amico di Salvatore Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che si è presentato spontaneamente fornendo elementi ritenuti utili.

Le audizioni proseguiranno con un focus sui rapporti familiari e sui contatti mantenuti da Antonella nei mesi precedenti alla tragedia. In particolare, gli inquirenti stanno esaminando alcuni messaggi inviati dalla donna a un’amica, oggi indagata a piede libero per favoreggiamento, nei quali chiedeva informazioni per trovare un avvocato matrimonialista. Questo dettaglio suggerisce che Antonella stesse considerando una separazione.

Il viaggio all’estero e la festa dopo i funerali

Tra gli elementi sotto indagine c’è un viaggio all’estero compiuto da persone vicine alla famiglia pochi giorni dopo i funerali. Gli investigatori stanno ricostruendo tempi e motivazioni di questo spostamento per comprendere meglio le dinamiche del caso. Inoltre, è finita sotto la lente una festa organizzata a Campobasso da una persona molto legata alle due vittime nei giorni successivi alla tragedia.

Queste verifiche, insieme ad altri accertamenti, stanno contribuendo a delineare un quadro più completo della situazione. Tuttavia, al momento, non rappresentano elementi di prova definitivi.

La geolocalizzazione delle piante di ricino

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda la possibile provenienza della ricina. Inizialmente si era ipotizzato un acquisto del veleno attraverso il dark web, ma le indagini si sono orientate verso una diversa pista: la ricina potrebbe essere stata ricavata dai semi della pianta di ricino, che cresce spontaneamente in diverse aree del Molise e lungo le sponde del lago di Occhito.

Gli investigatori stanno considerando la possibilità di censire e geolocalizzare tutte le piante di ricino presenti tra Pietracatella, le campagne circostanti e il lago di Occhito. Questo censimento potrebbe aiutare a incrociare la posizione delle piante con i dati delle celle telefoniche e con gli spostamenti delle persone finite sotto osservazione, contribuendo a ricostruire la possibile filiera del veleno.

Le autopsie confermano la ricina

Le autopsie hanno confermato che la causa della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è stata un’intossicazione acuta da ricina. La dottoressa De Luca ha precisato che non si è parlato di avvelenamento perché questo termine presupporrebbe l’intervento di una terza persona, valutazione che spetta esclusivamente agli investigatori.

Nel corso delle indagini, il numero delle persone finite sotto osservazione si è progressivamente ridotto rispetto alle prime settimane. Se inizialmente il gruppo dei possibili sospettati comprendeva più persone, oggi l’attenzione degli investigatori è concentrata su una cerchia molto più ristretta.

Parallelamente, proseguono gli accertamenti scientifici in Germania. Al Robert Koch Institute di Berlino sono arrivati i campioni di sangue dei due superstiti della famiglia, Salvatore e Alice Di Vita, insieme ai circa settanta alimenti sequestrati nell’abitazione. La Procura di Larino ha disposto che tutte le operazioni vengano documentate, mentre gli specialisti tedeschi lavorano a stretto contatto con il Centro Antiveleni di Pavia.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.