Salta al contenuto
18 Settembre 2026

L’osservatore della Santa Sede richiama la tolleranza alla ONU

Il nuovo osservatore vaticano alle Nazioni Unite avverte che le parole d’odio minacciano libertà e convivenza.

L’osservatore della Santa Sede richiama la tolleranza alla ONU

Il 17 settembre si è tenuta a New York una conferenza mondiale dedicata alla promozione del dialogo interreligioso e interculturale, nonché alla lotta contro l’incitamento all’odio. L’evento, promossa dal Regno del Marocco in collaborazione con l’Ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio (OSAPG) e l’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, ha riunito esperti, leader religiosi e rappresentanti diplomatici per riflettere su come le parole possano alimentare divisioni o, al contrario, tessere legami di pace.

Nel cuore della sede delle Nazioni Unite, il monsignor Christophe-Zakhia El-Kassis neo nominato osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU, ha pronunciato un intervento accorato. Il giorno prima, il 16 settembre, aveva consegnato al Segretario generale António Guterres la sua lettera di nomina, sottolineando l’importanza di una presenza vaticana attiva nei dibattiti internazionali. Citando l’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV, ha ricordato che “il primo contributo che possiamo dare a una civiltà più umana è quello di prestare attenzione alle nostre parole”.

Il ruolo dell’osservatore vaticano nella difesa della dignità umana

L’osservatore vaticano è chiamato a vigilare affinché i principi cristiani di rispetto e carità trovino spazio nelle politiche globali. El-Kassis ha ribadito che “ogni persona umana è creata a immagine e somiglianza di Dio e possiede una dignità inviolabile”, rimarcando che nessuna ideologia di odio può sminuire tale valore. Da questa verità scaturisce un obbligo morale: respingere ogni forma di intolleranza, discriminazione e incitamento all’odio che ferisce la famiglia umana e minaccia la convivenza pacifica. Il monsignore ha invitato i membri delle Nazioni Unite a considerare la dignità come fondamento imprescindibile di ogni accordo internazionale, affinché le decisioni politiche non diventino strumenti di esclusione.

“Disinnescare le parole” come primo passo verso la pace sociale

Il concetto di “disinnescare le parole” è stato presentato come l’attività preliminare per costruire un tessuto di pace. El-Kassis ha spiegato che il linguaggio violento crea “un terreno fertile per la violenza e la persecuzione”, mentre un discorso basato sul rispetto può impedire l’escalation dei conflitti. Gli esempi citati durante la tavola rotonda hanno mostrato come campagne di retorica aggressiva abbiano innescato episodi di discriminazione, mentre iniziative di dialogo interreligioso hanno favorito la riconciliazione tra comunità in tensione. La leva, secondo il vaticano, risiede nella capacità di scegliere parole che costruiscano ponti anziché muri.

Incitamento all’odio: minaccia per la libertà e la convivenza

L’incitamento all’odio nella sua forma più cruda, attacca individui o gruppi sulla base di religione, etnia, nazionalità o altre caratteristiche, contraddicendo il comandamento di “amare il prossimo”. El-Kassis ha evidenziato che tale pratica avvelena il dibattito pubblico, alimenta divisioni e, troppo spesso, prepara il terreno a violenze concrete e persecuzioni. Ha sottolineato che la libertà di espressione pur essendo un diritto fondamentale, non è illimitata: quando le parole hanno l’obiettivo di incitare all’odio o alla violenza, esse “minano le condizioni stesse in cui la vera libertà può prosperare”.

Tolleranza attiva versus relativismo

Secondo il monsignore, la vera tolleranza non è sinonimo di indifferenza o di relativismo culturale. Essa richiede il riconoscimento attivo della pari dignità di ogni persona e il rispetto della libertà di coscienza. Questo impegno si traduce in un dialogo paziente, nella comprensione reciproca e nel rifiuto di stereotipi preconfezionati. La Santa Sede, ha concluso, promuove il dialogo interreligioso come via fondamentale per superare i pregiudizi e costruire un futuro più equo per tutti.

La conferenza si è chiusa con un appello comune a tutti gli Stati membri dell’ONU: trasformare le parole in strumenti di riconciliazione, adottare politiche che tutelino la dignità inviolabile di ogni individuo e rafforzare i meccanismi di monitoraggio contro le manifestazioni di odio. L’intervento di El-Kassis, inserito in un contesto internazionale, rappresenta un segnale chiaro di come la Chiesa desideri contribuire attivamente alla costruzione di una cultura globale basata sul rispetto e sulla solidarietà.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.