Salta al contenuto
2 Luglio 2026

Securitizzazione della cura e medicina territoriale: impatti del Nuovo Patto e del Dl 100/2026

Il quadro normativo introdotto il 12 giugno 2026 ha rilevanti conseguenze per l'accesso alle cure dei migranti e per l'organizzazione della medicina territoriale: rischi etici, pressioni sui professionisti e segnali dalla Regione Campania si intrecciano con le difficoltà quotidiane dei medici di famiglia.

Securitizzazione della cura e medicina territoriale: impatti del Nuovo Patto e del Dl 100/2026

Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo insieme al Decreto-Legge n. 100/2026, misure che introducono procedure di screening e possibilità di confinamento coattivo delle persone richiedenti asilo nei cosiddetti “luoghi specifici” alla frontiera. Parallelamente, la circolare del Ministero dell’Interno del 9 giugno 2026 ha invitato i territori a predisporre protocolli per l’applicazione del Regolamento (UE) Screening 2026/1356. Questi aggiornamenti normativi riaprono un dibattito concreto sulla separazione tra attività clinica e funzioni di controllo.

Le ricadute pratiche interessano non solo le persone migranti ma anche i professionisti sanitari e la tenuta dei servizi sul territorio: in Campania una recente nomina e il racconto quotidiano di un medico di famiglia mostrano come la politica e la pratica clinica si intreccino nelle scelte organizzative e nelle responsabilità etiche.

Implicazioni etiche e cliniche dello screening obbligatorio alle frontiere

Il nuovo assetto normativo rende lo screening sanitario un elemento obbligatorio nei percorsi d’ingresso, con termini perentori per la valutazione clinica. Quando un esame medico diventa condizione procedurale per l’accesso al territorio o per la prosecuzione della domanda d’asilo, si crea una tensione tra la funzione terapeutica dell’intervento sanitario e le finalità amministrative di controllo. In questa situazione il consenso informato rischia di essere compromesso: se il rifiuto di un accertamento comporta conseguenze amministrative o misure restrittive della libertà personale, la libera scelta del paziente perde significato.

La doppia lealtà dei professionisti sanitari

Il personale chiamato a svolgere gli accertamenti si trova in una condizione di doppia lealtà diviso tra l’obbligo deontologico di tutela della salute e le procedure di pubblica sicurezza che vincolano l’uso delle informazioni raccolte. In pratica, la scheda clinica può trasformarsi da strumento di presa in carico a presupposto per il trattenimento di frontiera o l’espulsione immediata. Questo spostamento di funzione mina la neutralità del setting terapeutico e mette a rischio la relazione di fiducia indispensabile per diagnosi e cura, oltre a porre i professionisti in un conflitto morale e professionale inaccettabile.

Pressioni sulla medicina territoriale: nomine, carenze e il caso dei medici di famiglia in Campania

Contestualmente al dibattito sulle politiche migratorie, la gestione quotidiana della sanità territoriale mostra segnali di sofferenza. In Campania la Giunta Regionale, con la Deliberazione DGRC n. 354 del 30/6/2026, ha provvisoriamente assegnato le funzioni di reggenza della Direzione Generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale al dott. Ugo Trama in attesa della conclusione della procedura di interpello, una mossa amministrativa che riflette la necessità di garantire continuità di governance in un momento complesso.

Sul fronte operativo, le carenze di medici di medicina generale aumentano la pressione sugli ambulatori. L’esperienza di un medico di famiglia con oltre 1.600 pazienti illustra come l’aumento del carico assistenziale riduca il tempo dedicato a ogni persona e obblighi i professionisti a riorganizzare modalità di accesso e comunicazione. La perdita di medici giovani verso specializzazioni o il privato, unita a bandi di medicina generale parzialmente coperti, alimenta uno stato di fragilità della medicina territoriale che fatica a garantire continuità e presa in carico integrata.

Impatto sulla fiducia e sull’accesso alle cure

Quando lo spazio clinico viene percepito come legato a un dispositivo di controllo, la popolazione più vulnerabile può rinunciare ad accedere alle cure per timore di conseguenze amministrative. Questo fenomeno non riguarda solo le persone migranti ma anche cittadini in situazioni di fragilità: la sovrapposizione tra funzioni sanitarie e funzioni di controllo indebolisce la fiducia nelle istituzioni sanitarie, complica la continuità assistenziale e può portare a un aumento delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

La combinazione di scelte normative e problemi organizzativi richiede attenzione: la separazione netta tra attività cliniche e finalità di sicurezza, il rispetto del consenso informato e la tutela della neutralità del setting terapeutico sono elementi che incidono direttamente sulla qualità della cura e sulla dignità delle persone coinvolte. Nel frattempo, le scelte di governance regionali e la gestione delle risorse umane determineranno la capacità dei servizi di reggere questa pressione.

Autore

Edoardo Castellucci

Edoardo Castellucci, veneziano, ricorda la degustazione a Burano dove annotò profili di un formaggio locale: quell’episodio divenne colonna sonora della sua rubrica su vini e sapori. In redazione spinge racconti sensoriali e conserva registrazioni di sommelier e produttori.